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Formazione

17 marzo 2026

Discesa lenta e costante per i Neet in Toscana (ma sono difficili da riattivare)

Secondo una ricerca Irpet in 10 anni la quota nella fascia 18-29 cala dal 22% al 13%, sotto la media nazionale (18%).

Leonardo Testai
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In Toscana i giovani Neet (che non studiano, non lavorano e non sono coinvolti in progetti formativi) tra i 18 e i 29 anni sono calati progressivamente dal 22% del 2015 al 13% attuale, sotto la media nazionale del 18%: ma quasi due terzi di loro sono riattivabili con molta difficoltà, in un quadro di persistenti criticità demografiche. La ricerca Irpet sulla condizione giovanile, presentata oggi dalla ricercatrice Silvia Duranti al convegno “Talenti in azione” a Firenze, evidenzia come un ragazzo su due (50%) che ha smesso di studiare dopo l’obbligo scolastico diventi Neet, contro il 10% dei laureati; le ragazze sono più soggette a tale fenomeno, con una quota del 17% contro il 10% dei maschi. Rispetto all’Italia, la Toscana fa meglio sui Neet (13% vs 18%), sugli Esl che hanno lasciato in anticipo la scuola (9% vs 10%), e sui laureati (33% vs 31%).

“Il fenomeno è molto eterogeneo – spiega Duranti -, c’è chi ha perso il lavoro e lo sta solo ricercando, ma c’è anche chi è inattivo, cioè non lo cerca nemmeno. Ecco, il 65% sono inattivi, sono giovani che sono da riattivare, anche difficilmente intercettabili da un centro per l’impiego o da qualsiasi altro soggetto preposto alle politiche giovanili”. Il 30% dei Neet è straniero, contro l’11% degli italiani. “Gli indicatori ci dicono che i giovani in Toscana e in Italia sono ancora sotto sottoutilizzati – sostiene la ricercatrice -, c’è uno spreco di capitale umano e di forza lavoro giovanile. I Neet sono ancora al 13%, il 9% dei giovani abbandona gli studi senza un titolo di studio formale e i laureati sono solo il 33% del totale”. Questo, a fronte di un obiettivo Ue del 45% di laureati da raggiungere entro il 2030. La Toscana mostra anche una certa resistenza al ringiovanimento: il tasso di sostituzione della forza lavoro esperta (60-69 anni) con quella giovanile (20-29) è al 68%, sotto la media italiana del 73% e Ue dell’85%.

Le politiche di inclusione migliorano i risultati

La ricerca Irpet è stata presentata al convegno di Firenze, promosso per fare il punto sulla condizione dei giovani in Toscana che non studiano e non lavorano, e riflettere sugli esiti di ‘Talenti in azione’, esperienza realizzata in questi anni dalla Regione Toscana attraverso il pr Fse+ 2021-2027, nell’ambito di Giovanisì, per favorire l’inclusione dei giovani Neet. Emerge che Per giovani senza esperienze lavorative, i partecipanti al programma Garanzia Giovani raggiungono il 35% al 18/o mese contro il 22% del gruppo di controllo; per chi ha esperienze lavorative, le quote salgono a 55% e 48%.

Anche i tirocini extracurriculari aumentano le probabilità di esito lavorativo: per giovani senza esperienza, l’incremento è del +23% delle probabilità di avviamento entro 9 mesi e +29% per un avviamento di qualità entro 18 mesi (36%); per i giovani con esperienza, gli incrementi sono rispettivamente del +15% e +26%. Per gli early school leavers, la formazione professionale dà effetti positivi: +5% per un corso qualsiasi, +13% per corsi lunghi, con esito entro 18 mesi.

“Servono strumenti innovativi per l’orientamento”

Il primo bilancio di ‘Talenti in azione’ vede 36 progetti finanziati, 655 attività formative realizzate, 2.250 allievi coinvolti (per oltre il 50% ragazze). La Regione, attraverso la dotazione del Pr Fse+ 2021/2027, ha messo a disposizione 5,8 milioni di euro, e punta ora a insistere su modalità innovative di formazione, come simulazioni d’impresa, hackaton e laboratori teatrali; rafforzare le reti tra istituzioni, servizi e terzo settore; estendere le attività affiancamento anche nel periodo successivo alla realizzazione dei percorsi formativi.

“Stiamo lavorando bene in questi anni – sostiene l’assessore al lavoro e alla formazione Alberto Lenzi -, ma ora dobbiamo provare a fare di più. Penso soprattutto alla sfida della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, che ci impone specifica formazione e acquisizione di competenze”. per aumentare la capacità di intercettare i ragazzi, sottolinea “occorrono strumenti innovativi per stimolare l’interesse a informarsi e orientarsi verso il mondo del lavoro, come app e modalità digitali”, e “fondamentale sarà continuare a lavorare in sinergia tra i diversi attori, perché è dimostrato che fare rete porta sempre buoni risultati”.

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Leonardo Testai

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