Confermati gli obiettivi di raddoppio della produzione di vaccini a Rosia, mentre il sito di Siena vedrà una decisa evoluzione verso la ricerca sulle malattie infettive: sono le due linee fondamentali della strategia di Gsk per i propri siti produttivi e di ricerca in Toscana, così come illustrate ai sindacati in un incontro che ha avuto al centro il piano industriale relativo al centro di ricerca di Siena e gli aggiornamenti sul polo di Rosia, a tre mesi dal completo raggiungimento il livello di adesione al il piano di esodi incentivati per Rosia, che ha portato a 257 uscite volontarie.
Dall’esposizione aziendale, secondo quanto riferisce la Femca-Cisl, emerge la volontà di confermare Siena – che conta oggi oltre 700 addetti di cui il 90% laureati – come “polo d’eccellenza globale”, con un’evoluzione verso la ricerca sulle malattie infettive, integrando la storica vocazione ai vaccini. Per sostenere questa trasformazione, Gsk ha annunciato un investimento di 50 milioni di euro nei prossimi tre anni destinati a nuove tecnologie e infrastrutture. Per il sito di Rosia, “grazie a nuovi prodotti e massicci investimenti”, è previsto un incremento esponenziale della produzione così come progettato: dai circa 60 milioni di dosi annue attuali si punta a raggiungere le 130 milioni di dosi entro il 2030, consolidando il ruolo dello stabilimento nella rete distributiva mondiale di Gsk.
Da inizio anno stabilizzati circa 50 somministrati
“L’incontro di oggi ci solleva e chiarisce le volontà di Gsk sul nostro territorio, dopo i mesi di incertezza che avevano alimentato ipotesi poco rassicuranti”, spiega Gian Luca Fè, segretario Femca-Cisl Toscana, secondo cui “le rassicurazioni ricevute confermano che Siena rimarrà cruciale e complementare a Rosia”. Tuttavia, per la Filctem-Cgil, nell’illustrazione di Gsk “vi è un grande assente, il personale: purtroppo, come più volte da noi rappresentato, le migliorie e gli investimenti stanno portando sempre ad un saldo negativo dell’occupazione, che in 10 anni ha ridotto il perimetro occupazionale di circa 900 unità, un terzo della forza lavoro impiegata”.
E’ pur vero però che qualcosa si muove: “Da inizio anno – afferma la Cgil – sono stati stabilizzati circa 50 lavoratori e lavoratrici che avevano un contratto in somministrazione, cosa sicuramente positiva, ma trattasi sempre di personale che comunque già era presente nell’organico”. Filctem e Femca si sono trovate sulla stessa linea per quanto riguarde le soluzioni per il personale esistente, dall’accesso agevolato al part-time all’avvio di una sperimentazione sulla settimana corta, fattori che secondo i sindacati renderebbero l’azienda ancor più attrattiva per i talenti che cercano una buona conciliazione vita-lavoro. (lt)