Barbara Cimmino e Fabia Romagnoli alla presentazione dello studio di Confindustria a Prato
«La guerra non ce l’aspettavamo e adesso, di fronte a questa escalation, è necessario che si crei una
partnership tra industria, Governo e Unione Europea per gestire come priorità assoluta il costo dell’energia». Barbara Cimmino è preoccupata per l’escalation nel Golfo Arabico. La vicepresidente nazionale di Confindustria con delega all’internazionalizzazione è a Prato per presentare “Esportare la dolce vita”, il rapporto sul Made in Italy nel mondo realizzato dal Centro Studi Confindustria in collaborazione con Sace e con il sostegno di Anfao, Confindustria Accessori Moda, Confindustria Moda, Confindustria Nautica, Federalimentare e FederlegnoArredo.
Il “Bello e Ben Fatto” vale 170 miliardi
Il “Bello e Ben Fatto” è la punta di diamante del Made in Italy: un gruppo trasversale di 746 prodotti che si contraddistinguono per la riconoscibilità, il design, la qualità dei materiali e l’accuratezza delle lavorazioni. Da solo, il BBF vale oggi 170 miliardi, spiega lo studio di Confindustria, che stima un potenziale aggiuntivo di 27,6 miliardi di euro di export concentrato soprattutto (19,4 miliardi) sui mercati maturi di Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. Sugli altri mercati, con un potenziale di 8,2 miliardi, la crescita è trainata invece da Cina, Emirati Arabi Uniti, Turchia, Russia e Kazakhstan. Il rapporto stima infine in 1,2 miliardi “i consumatori benestanti o molto facoltosi, pronti ad apprezzare prodotti italiani di qualità”.
Una strategia multilivello per l’industria
“Per valorizzare il Made in Italy serve una strategia multilivello – spiega Cimmino – rafforzare gli accordi commerciali, tutelare i nostri marchi e accompagnare le imprese nell’innovazione tecnologica e sostenibile per rafforzarne la capacità produttiva. Gli accordi di libero scambio costituiscono oggi una leva strategica imprescindibile per la competitività dell’industria italiana – aggiunge la vicepresidente di Confindustria – Aprono l’accesso a mercati strategici, rafforzano la presenza italiana e contribuiscono a bilanciare dinamiche geopolitiche cruciali. In questo senso, l’accordo con il Mercosur e la chiusura del negoziato con l’India rappresentano tappe fondamentali. Solo così possiamo trasformare opportunità globali in crescita concreta e duratura – conclude – consolidando la reputazione italiana come sinonimo di qualità, creatività e fiducia».
La speranza del Mercosur, lo choc dell’Iran
La presentazione del tredicesimo rapporto sul Made in Italy nel mondo, per la prima volta in Italia, al Museo del Tessuto di Prato, doveva essere un momento di riflessione sulle strategie necessarie a rafforzare la presenza del Made in Italy nel mondo in un panorama internazionale complicato dalle recenti tensioni. In tre giorni, le incertezze sono aumentate a dismisura. Non solo lo choc energetico, anche l’incognita dei dazi preoccupa le imprese. Senza considerare il potenziale danno all’export nell’area arabica. “Non sappiamo ancora se l’aliquota aggiuntiva sarà del 10 o del 15% – spiega Cimmino alla platea di imprenditori – Se sarà del dieci gli effetti saranno contenuti, se sarà del 15 invece cambierà moltissimo per le nostre merci: verranno favorite India, Cina e Brasile, Paesi di cui temiamo la concorrenza”.
Romagnoli: preoccupati per i costi energetici
Un’incertezza che viene ripresa e amplificata a livello locale anche da Fabia Romagnoli, presidente di Confindustria Toscana Nord. “È fondamentale lanciare un appello alla politica perché le nostre aziende ricevano sostegno in un momento così complesso – dice – Per noi è veramente importante una politica industriale orientata alla competitività internazionale perché i nostri territori crescono grazie all’export e il nostro Paese cresce grazie ai nostri territori. Avevamo assistito nel mese di febbraio a un rallentamento dei costi energetici ma con quello che sta succedendo in questi giorni siamo molto preoccupati – aggiunge – il costo dell’energia è il collo di bottiglia che diminuisce la competitività internazionale delle nostre aziende manifatturiere”.
Alessandro Pattume