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06 febbraio 2026

Gender gap nella retribuzione, in Toscana le donne guadagnano dal 13% al 19% in meno

Attesa per gli effetti del decreto sulla trasparenza varato dal governo: ogni scostamento dovrà essere motivato.

Leonardo Testai

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In Toscana il gender gap a sfavore delle donne si misura in modo netto soprattutto sulla retribuzione. I dati Irpet fotografano una realtà in cui la crescita dell’occupazione femminile non si traduce in un allineamento salariale con gli uomini, né in un pari accesso a percorsi professionali stabili e di qualità. Il gap salariale medio è del 13% nel settore privato e del 19% nel pubblico. In un simile contesto, la leva della trasparenza retributiva si può proporre come uno strumento per rendere misurabile un fenomeno che finora è rimasto in larga parte sommerso.

La trasparenza retributiva diventa obbligo di legge

E’ questo infatti il senso del decreto legislativo, approvato in esame preliminare dal Consiglio dei Ministri, che attua la direttiva Ue 2023/970 sulla trasparenza retributiva e la parità salariale. Il provvedimento introduce obblighi puntuali per rendere visibili e confrontabili i livelli retributivi, sia nel pubblico sia nel privato. Il decreto chiarisce le nozioni di “stesso lavoro” e di “lavoro di pari valore” e affida alla contrattazione collettiva un ruolo centrale nella definizione di criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere. In presenza di uno scostamento retributivo del 5% non adeguatamente giustificato tra uomini e donne, scatterà l’obbligo di motivazione per il datore di lavoro, con il coinvolgimento delle parti sociali, dell’Ispettorato nazionale del lavoro e degli organismi di parità.

Negli annunci di lavoro dovrà essere indicata la retribuzione iniziale o la fascia prevista e sarà vietato basare le offerte sulla storia salariale del candidato. Per chi è già occupato viene riconosciuto un diritto individuale all’informazione sul proprio livello retributivo e sui livelli medi delle categorie che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. E’ previsto che i datori di lavoro che occupano almeno 100 dipendenti possano pubblicare sulla propria rete intranet o nell’area riservata del sito aziendale le informazioni sui livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Qualora le informazioni ricevute siano ritenute imprecise o incomplete, i lavoratori avranno il diritto di richiedere, personalmente o tramite i loro rappresentanti, ulteriori chiarimenti riguardo ai dati forniti.

Un vantaggio formativo che non dà frutti

Non è solo la retribuzione a evidenziare differenze: in Toscana nel 2024, secondo Irpet, nella fascia 25-64 anni, il tasso di occupazione è del 78,1% per gli uomini e del 63,7% per le donne, con un divario di 14,4 punti percentuali. Il 71,9% delle donne possiede almeno il diploma contro il 63,1% degli uomini. Nella fascia 30-34 anni le laureate sono il 38,9% contro il 25,8% degli uomini. Eppure, come rileva Irpet, “Il vantaggio formativo – affermano i ricercatori – non si traduce automaticamente in un migliore posizionamento nel mercato del lavoro, né in termini di partecipazione né di avanzamento professionale, evidenziando un disallineamento tra istruzione acquisita e opportunità effettivamente disponibili”.

La penalizzazione economica si accentua con la maternità. Avere figli riduce di 8 punti l’occupazione femminile. Tra i genitori, il 94% degli uomini lavora a tempo pieno contro il 63% delle donne, con effetti diretti sulla continuità contributiva e sulla progressione salariale. “I divari si manifestano – sostiene Irpet – non solo nei livelli di partecipazione al mercato del lavoro, ma anche nella qualità dell’occupazione, nella stabilità dei percorsi professionali, nelle opportunità di avanzamento e nella piena valorizzazione del capitale umano”. Le donne, inoltre, “risultano ancora sottorappresentate nei percorsi di istruzione e formazione tecnico-scientifici, rilevano i ricercatori, mentre tendono a concentrarsi negli indirizzi legati ai servizi alla persona, all’educazione e alla sanità”, ambiti tradizionalmente meno remunerativi.

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Leonardo Testai

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