Un filo storico che attraversa oltre due secoli e mezzo e arriva fino all’oggi, tra semplificazione amministrativa, digitalizzazione e apertura dei mercati: così la Camera di commercio di Firenze si guarda indietro e celebra i suoi 256 anni di vita, festeggiati con un evento pubblico e un libro. Fondata l’1 febbraio 1770 per volontà del granduca Pietro Leopoldo, è la Camera di commercio più antica d’Italia, e la terza in Europa dopo Marsiglia e Bruges: nata per sostenere l’attività economica, oggi rivendica quella stessa funzione in un contesto segnato da innovazione tecnologica, nuove dinamiche commerciali e rinnovate esigenze di apertura e competitività.
L’evento, nell’auditorium di piazza dei Giudici, è ruotato intorno alla presentazione del volume ‘Tale è la nostra volontà’, edito dal Centro studi Enti locali e firmato dalla giornalista Olga Mugnaini. Il titolo riprende le parole che chiudono il motu proprio con cui Pietro Leopoldo istituì la Camera di commercio arti e manifatture di Firenze, nel pieno di quella stagione di riforme economiche, sociali e amministrative che caratterizzò il cosiddetto dispotismo illuminato. Il libro ricostruisce con taglio divulgativo il passaggio da un sistema corporativo chiuso a una realtà mercantile aperta agli scambi europei, con il superamento delle corporazioni delle Arti e dei mestieri e la concentrazione delle loro funzioni nella nuova istituzione.
“Portiamo avanti l’eredità di Pietro Leopoldo”
“Nelle riforme di Pietro Leopoldo – ha sottolineato Massimo Manetti, presidente della Cciaa di Firenze – c’è un filo di continuità che arriva ai giorni nostri. Abolì le corporazioni e creò la Camera di commercio, quindi un bene collettivo in luogo di interessi privati: questo oggigiorno è un fatto di semplificazione, e noi stiamo andando avanti con la semplificazione, naturalmente anche con l’innovazione, quindi digitalizzazione e intelligenza artificiale, c’è una linea tracciata che continuiamo a seguire”. Le scelte del granduca fanno riflettere ancora adesso: “Abolì i dazi – ha ricordato Manetti -, che sono un tema di oggigiorno: in una visione di un mercato aperto, un mercato libero che crea un’economia sana, un’economia pulita, chiaramente con regole che devono tutelare tutti. Fece le bonifiche e le riforme agrarie, con piccoli proprietari che aumentarono la produzione”.
Oggi come Camera di commercio, ha sottolineato il presidente, “portiamo avanti questa eredità, cerchiamo di impegnarci per rimanere al passo con i tempi: naturalmente facciamo tantissime cose, dai registri delle imprese al sostegno tramite contributi, bandi, formazione, lavoriamo a 360 gradi per lo sviluppo dell’economia del nostro territorio”. E i dazi di Trump? “Inizialmente ci avevano fatto una grande paura, ma ora è una paura molto più limitata e guardiamo le cose con ottimismo”, ha affermato, aggiungendo che allo stesso tempo “indirizziamo le imprese anche verso mercati alternativi agli Usa”.
“Un punto di riferimento per le istituzioni”
Per la sindaca di Firenze, Sara Funaro, la storia della Camera si intreccia con il ruolo internazionale della città: “Firenze è sempre stata punto di riferimento internazionale e vuole continuare a esserlo: la Camera di commercio lo sta dimostrando nelle relazioni con le altre città e nelle relazioni con gli altri paesi, nel confronto continuo e costante”. Ricordare una storia che affonda le sue radici nel 1770, ha osservato, “ci aiuta ancora di più a gettare le basi per le politiche e le azioni presenti e future”. Cristina Manetti, assessora alla Cultura della Regione Toscana, ha iscritto la Camera nel novero delle “tantissime innovazioni da un punto di vista amministrativo” portate da Pietro Leopoldo, e ha sottolineato che l’ente “è molto importante per noi istituzioni, è un punto di riferimento sempre presente”, evidenziando il ruolo di raccordo con categorie economiche e professionali. (lt)