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Industria

06 marzo 2026

Cresce il fatturato 2025 di Menarini (che investe anche su Firenze)

Ricavi (l’81% all’estero) in rialzo del 6,2%, Ebitda sostanzialmente stabile, +8% per gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Leonardo Testai
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Menarini festeggia i suoi 140 anni di vita con numeri in crescita e nuovi investimenti: nel 2025 il gruppo farmaceutico fiorentino è arrivato a 4,887 miliardi di euro di fatturato (l’81% all’estero), per una crescita del 6,2% rispetto al 2024, con un Ebitda che si assesta fra 440 e 470 milioni di euro, contro i 450 del 2024. Un dato quest’ultimo, secondo l’azienda, penalizzato (per una quota intorno ai 60 milioni) dal cambio euro/dollaro sfavorevole. I dipendenti oggi sono 17.800 di cui il 50,7% donne: per la prima volta in azienda la componente femminile supera quella maschile.

I dati sono stati resi noti alla stampa proprio da due donne: Lucia Aleotti, azionista e membro del board di Menarini, e da Elcin Barker Ergun, amministratrice delegata, in un evento a Firenze. Nell’anno passato Menarini ha investito 120 milioni di euro in tecnologie digitali, intelligenza artificiale compresa, e 540 milioni in ricerca e sviluppo, con un incremento dell’8% sul 2024. Ma fra gli investimenti messi in cantiere dall’azienda c’è anche il revamping della linea nel reparto fiale dello storico stabilimento di via dei Sette Santi a Firenze, nella zona di Campo di Marte: un’operazione da circa 14 milioni di euro.

“Crescita solida reinvestendo gli utili”

“Il 2025 di Menarini – ha osservato Aleotti – mostra una crescita solida, così come abbiamo sempre auspicato, anche perché si tratta di una crescita ottenuta attraverso autofinanziamento, senza esposizione bancaria, quindi l’azienda fa tutto con le sue forze, il che significa reinvestimento totale degli utili prodotti, ma anche attenzione alla ricerca e sviluppo che raggiunge e supera l’11% del fatturato farmaceutico”.

L’investimento per il nuovo stabilimento dell’area ex Longinotti di Sesto Fiorentino è “per il momento congelato”, ha detto l’azionista, e lo è da tempo, per “l’esplosione dei costi e la necessità, allo stesso tempo, di non rinunciare minimamente al nostro ai nostri investimenti in ricerca e sviluppo, e al fatto che purtroppo non troviamo fonti pubbliche in grado di sostenere questo stabilimento”. Via libera invece all’intervento su Firenze: “Un investimento che può può far sorridere, ma noi crediamo fortemente alla nostra fiorentinità”, ha ribadito Aleotti.

“I governi di Cina e Usa sono in campo, la Ue che fa?”

La proiezione di Menarini, tuttavia, è globale ormai da tempo. “Nella geografia industriale di questi tempi – ha osservato l’azionista, nonché vicepresidente di Confindustria -, oltre alle grandi aziende del settore farmaceutico hanno fatto ingresso dei player ancora più grandi, che sono i governi. Il governo cinese era già in questo gioco, il governo americano sta giocando le sue carte”, e “quando guardiamo le politiche europee, vogliamo capire dove l’Europa voglia andare”.

Per cominciare, secondo Aleotti, “andrebbe aumentata la durata della proprietà intellettuale in Europa”, perché nella farmaceutica “la proprietà intellettuale è l’incentivo numero uno per un’industria a investire in ricerca e sviluppo, ed è anche ciò che consente il ritorno dai miei investimenti, per cui investo ancora di più”. Ma le politiche Ue sembrano andare per un verso assai differente, con “la tassa sulle acque reflue”, che non è “una tassazione sulle acque industriali” ma “perdonatemi se non sono elegante, è una tassa sulla pipì”, e “questo è fare politica anti-industriale, non politica industriale”.

A tale proposito, l’azionista di Menarini ha sottolineato che “la cifra che è stata stimata dalla Farmindustria tedesca” per questa tassa “è di 12 miliardi di euro l’anno, che devono pagare le aziende. Se si immagina che l’intero sviluppo di un nuovo farmaco costa 1,2 miliardi di euro, si tratta di dieci nuovi farmaci che non verranno sviluppati dalle imprese ogni anno”.

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Leonardo Testai

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