la presidente di Confindustria Toscana nord, Fabia Romagnoli, e (alla sua sinistra) Francesco Marini, a capo della sezione Moda
Tessile-abbigliamento, ferroviario, nautica, carta, marmo: sono i settori in cui operano gran parte delle 850 imprese delle province di Prato, Pistoia e Lucca associate a Confindustria Toscana nord, che ora rivendica peso e forza industriale (legata a manodopera di qualità) per chiedere alla Regione Toscana “di assumersi la responsabilità di scelte strategiche”.
Obiettivo: tenuta della manifattura
“Altrimenti qui si muore”, ha detto la presidente Fabia Romagnoli nelle conferenze stampa d’inizio anno, che l’associazione tiene tradizionalmente nei territori di competenza per fare il punto sull’andamento presente e futuro, Gli incontri con la stampa sono serviti a chiarire che ora, in un contesto più difficile del passato a causa di guerre, dazi, svalutazioni, debolezza dei consumi, costi energetici alle stelle, serve un cambio di passo. Il dito è puntato contro la Regione Toscana, accusata di aver fatto poco per la tenuta della manifattura che sta attraversando una fase di difficoltà: “Chiediamo una politica industriale utile alle imprese – ha detto la presidente – la Regione può fare molto su questo piano e non lo ha fatto”.
Termovalorizzatori, bandi ‘su misura’, autorizzazioni rapide
Tre le richieste prioritarie degli industriali: prevedere termovalorizzatori per chiudere il ciclo dei rifiuti (mentre il Piano regionale dell’economia circolare li esclude del tutto); modificare i bandi regionali finanziati con fondi europei per venire incontro alle esigenze delle aziende; accelerare le autorizzazioni per nuovi impianti di cogenerazione, fotovoltaici, idrici. Fabia Romagnoli non cita mai il presidente Eugenio Giani, che ha incontrato nei giorni scorsi insieme con i colleghi delle altre associazioni industriali, ma la sensazione è che, dopo quell’incontro, la pazienza sia finita: è necessario cambiare marcia, lascia intendere Confindustria Toscana nord.
Il bando Moda ha due difetti (e per questo non ha funzionato)
A Prato, in particolare, gli industriali sono delusi per il bando regionale per l’innovazione strategica nella moda, “frutto” di mesi di lavoro al tavolo regionale sulla crisi del settore. Quel bando, diretto alle micro, piccole e medie imprese, era stato finanziato con 30 milioni di fondi europei, ma ne sono stati impegnati solo 16 perché è previsto “che il 60% dell’investimento sia destinato alle consulenze – ha spiegato Romagnoli – e che l’investimento minimo sia di 200mila euro, una cifra troppo alta per molte delle nostre aziende”. “La politica industriale va fatta guardando ai territori – ha aggiunto Francesco Marini, che guida la sezione Moda dell’associazione – nei distretti toscani ci sono aziende piccole che hanno esigenze particolari”.
La produzione industriale nel 2025 ha rallentato la discesa
Nel 2025 la produzione industriale è diminuita dell’1,8% a Prato, dell’1,1% a Pistoia e si è mantenuta stabile (+0,1%) a Lucca. Nelle tre province il dato finale è -0,8% rispetto all’anno precedente. “E’ la fotografia di un’industria manifatturiera che sta reggendo con forza e con fatica alle insidie di un momento difficile”, ha aggiunto la presidente sottolineando che anche l’occupazione sta rallentando ed “è un motivo in più a favore di una politica industriale troppo spesso carente”.
Celebrazioni per i 10 anni dell’associazione unica
Intanto Confindustria Toscana Nord sta preparando le celebrazioni per i 10 anni dell’associazione, nata dalla fusione delle tre associazioni provinciali, che ha dato vita a “una realtà forte dal punto di vista finanziario, che ha assunto un peso importante a livello regionale e nazionale”, ha precisato Romagnoli. Tra le iniziative ci sono il premio a una tesi di laurea sull’economia delle tre province e uno studio sull’economia del territorio fatto con Prometeia.
Silvia Pieraccini