L’accordo per un cessate il fuoco di due settimane in Iran, condizionato alla riapertura dello Stretto di Hormuz, con una lista di dieci punti che le parti in causa ancora non riconoscono univocamente, è un sospiro di sollievo per l’economia toscana. Ma il cessate il fuoco non fa ancora cessare l’allarme per i costi dell’energia, e per le prospettive sui mercati del Medio Oriente: anche perché la tregua raggiunta appare ancora piuttosto fragile.
“Parlare di previsioni è proprio dura perché il quadro è talmente instabile che ogni cosa può essere smentita nell’arco di pochi giorni”, ammette Leonardo Ghezzi, ricercatore dell’Irpet, che ha lavorato alla nota diffusa dall’istituto del marzo scorso sulle conseguenze della guerra in Iran sull’economia toscana. “Quando abbiamo stilato quella nota non avevamo toccato gli apici di tensione che sono stati raggiunti negli ultimi giorni”, spiega Ghezzi, sottolineando che quella nota “rimane ancora valida perché l’evoluzione per quanto positiva non è andata ancora oltre in termini migliorativi rispetto a quello che immaginavamo”.
Secondo le stime Irpet di marzo, l’aumento dei costi energetici legato al conflitto in Iran può determinare un incremento dell’inflazione di circa un punto percentuale e una riduzione del Pil dello 0,3%, dimezzando la crescita originariamente prevista al +0,7%. Il 5% delle imprese della Toscana – 15mila in tutto – subirebbe un peggioramento del margine operativo lordo tale da determinarne il passaggio da valori positivi a valori negativi. I lavoratori potenzialmente interessati da una situazione di crisi o difficoltà aziendale, secondo Irpet, nello scenario peggiore sarebbero circa 117mila.
“Ora c’è un arretamento – osserva Ghezzi -, il prezzo del petrolio è tornato a scendere. Quando usciremo con il rapporto a fine giugno, inizio luglio come al solito faremo uno scenario più complessivo. Considereremo anche gli effetti che si ripercuotono su tutti gli altri beni, perché quella nota era fatta sottolineando il fatto che lì si prendeva in considerazione un effetto immediato, diretto dell’aumento del prezzo dei prodotti energetici, senza considerare invece un aumento del prezzo di tutti gli altri beni che più va avanti il tempo e più diventa probabile”.
“Abbiamo evitato il peggio, non l’incertezza”, afferma Nico Gronchi, presidente di Confesercenti Toscana e presidente nazionale dell’associazione. “Per altri 15 giorni il mondo resta con il fiato sospeso – osserva -, e a pagare il prezzo dell’attesa saranno anche le imprese, specialmente quelle che vivono di economia reale, donne e uomini che non fanno speculazioni o giochi finanziari ma che al contrario sostengono l’Italia. Ci auguriamo che questa tregua offra le condizioni per un rimbalzo positivo e, soprattutto, segni l’inizio di una vera distensione”.
Sono 155 le imprese fiorentine partecipate da residenti nell’area del Golfo Persico e del Medio Oriente interessata dalla guerra. Poco meno della metà di queste aziende, 64 società, sono partecipate da residenti in Iran. Al momento secondo Massimo Manetti, presidente della Camera di commercio di Firenze, “bisogna essere realistici: la tregua è una buona cosa, anzi, un’ottima cosa, ma da sola non basta a cancellare il clima di incertezza che attanaglia l’economia mondiale e che, come vediamo anche stamani, continua a mandare su una sfrenata altalena i valori dei mercati, del petrolio, del gas, dell’oro, della Borsa e in generale di materie prime e merci”.
E’ saudita un terzo del valore delle quote azionarie mediorientali in aziende fiorentine. Fanno riferimento a residenti in Arabia Saudita 1,131 milioni di euro di capitale societario di 6 imprese fiorentine nelle quali sono stati impiegati 22,2 milioni di euro di capitale da 6 soci. Il totale del capitale societario mediorientale a Firenze è di 3,413 milioni di euro su 155 aziende partecipate da 178, soci per un valore complessivo del capitale di 26,617 milioni di euro.
Nel fiorentino c’è anche una diffusa partecipazione di capitale di cittadini e società iraniani in piccole aziende: in totale le quote di capitale di residenti in Iran ammontano a 652.497 euro in 64 imprese fiorentine partecipate da 84 soci per un valore totale di 1,436 milioni di euro. I settori nei quali è più presente capitale mediorientale nell’area fiorentina sono attività manifatturiere (1,653 milioni di euro), commercio (617.095 euro), attività immobiliari (305.753 euro), alloggio e ristorazione (165.394 euro) e agricoltura (106.000 euro).
“Non dimentichiamo inoltre – spiega il segretario generale della Camera di commercio, Giuseppe Salvini – che il Medio Oriente è uno sbocco rilevante dell’export fiorentino: tra il 2021 e il 2025 l’export della Toscana verso quell’area del mondo è quasi raddoppiato (+92,62%) passando da 2,1 a 4,1 miliardi di euro, mentre le vendite fiorentine in Medio Oriente sono quasi triplicate aumentando aumentate del 175,4%”.
Leonardo Testai