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17 febbraio 2026

Aeroporto, scovato errore nel decreto. Giani: “Non servirà il parere dell’Ue”

Gli Stagni erroneamente inseriti nel provvedimento come “siti prioritari” da proteggere. Al Ministero si sono accorti del pasticcio.

Alessandro Pattume
L'attuale pista dell'aeroporto Vespucci di Firenze

L'attuale pista dell'aeroporto Vespucci di Firenze

Norme, prescrizioni, cavilli. Il progetto per l’ampliamento di Peretola si gioca da almeno vent’anni anche e soprattutto su questo. Ed ecco la sorpresa che potrebbe sbloccare tutto: il parere della Commissione Europea richiesto dal Ministero lo scorso novembre per il definitivo via libera al progetto non sarebbe più necessario. Lo spiega il presidente della Regione Eugenio Giani, soddisfatto per “l’accelerazione” all’iter realizzativo per la nuova pista: «Entrando negli atti delle prescrizioni il Ministero si è reso conto che gli Stagni della Piana Fiorentina e Pratese erano stati classificati diversamente e rimedierà quanto prima. Se, come credo, questa posizione verrà formalizzata  – aggiunge –  potremo già istruire a breve la conferenza dei servizi». Gli stagni erano stati classificati, cioè, come “siti prioritari” da proteggere e perciò sottoposti a un parere vincolante della Ue. Ma non lo sono, come si è scoperto dopo.

La direttiva Ue per proteggere flora e fauna

Il riferimento del presidente della Regione riguarda un passaggio contenuto nel decreto con cui il Ministero dell’ambiente, lo scorso autunno, ha dato parere favorevole alla valutazione di impatto ambientale (Via) del progetto di ampliamento dello scalo fiorentino. Un parere favorevole contenente però 13 prescrizioni e una subordinazione decisiva al parere di Bruxelles. Si tratta, com’è noto, della direttiva Habitat e delle particolari prescrizioni che interessano i siti della Rete Natura 2000, la più importante strategia d’intervento dell’Unione Europea per la salvaguardia degli habitat e delle specie di flora e fauna, in cui dal 2016 rientrano anche gli Stagni della Piana Fiorentina e Pratese.

Nel decreto del novembre scorso il Ministero dell’Ambiente scrive come “anche dopo l’applicazione delle misure di mitigazione definite in progetto, non sia possibile escludere che il Piano di Sviluppo Aeroportuale determinerà incidenze significative/negative sull’integrità del Sito Natura 2000 e sui suoi obiettivi di conservazione”. Per questo, e altri motivi, e “per necessaria conformità ai vincoli derivanti dalla normativa europea (Direttiva 92/43/CEE)”, scrive “di dover subordinare l’efficacia del presente provvedimento di compatibilità ambientale alla positiva conclusione delle procedure previste dall’articolo 6, paragrafo 4, parte 2, della Direttiva relative alla Valutazione di Incidenza Ambientale, con il rilascio del parere della Commissione Europea”. 

Quel brutto pasticciaccio nel decreto di Via

È questo ultimo inciso che ha creato allarme per un possibile veto europeo al progetto ed è quel “parere” che il presidente Giani, ai microfoni di Lady Radio, aveva definito lunedì un “gravame eccessivo e ulteriore”. Perché? Perché la Direttiva Habitat è molto stringente ma è precisa. Divide le aree naturali e le specie dei siti della Rete Natura 2000 sostanzialmente in due: quelle “normali”, chiamiamole così, e quelle “prioritarie”, ovvero quelle che rischiano di scomparire sul territorio e sulla cui conservazione bisogna prestare grande attenzione.

È proprio a questa tipologia di habitat e di specie che si riferisce il decreto di Via del Ministero quando cita l’articolo 6, paragrafo 4, parte 2 della Direttiva Habitat. Sui siti prioritari, dice la direttiva, “Possono essere addotte soltanto considerazioni connesse con la salute dell’uomo e la sicurezza pubblica o relative a conseguenze positive di primaria importanza per l’ambiente ovvero, previo parere della Commissione, altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”.

Gli stagni non sono habitat prioritario

Solo che secondo il diciottesimo aggiornamento dell’elenco dei siti della Rete Natura 2000,  gli Stagni della Piana Fiorentina e Pratese interessati dall’ampliamento dell’aeroporto non sono identificati come un habitat prioritario. Ripetiamo: non sono. Decadrebbe quindi la necessità di un parere della Commissione Europea, cui basterebbe invece la notifica “delle misura compensative adottate”.

Infatti, nella prima parte di quello stesso paragrafo 4, si legge che nel caso “un piano o progetto debba essere realizzato per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi motivi di natura sociale o economica, lo Stato membro adotta ogni misura compensativa necessaria per garantire che la coerenza globale di Natura 2000 sia tutelata. Lo Stato membro informa la Commissione delle misure compensative adottate”.

Cosa accadrà adesso che la matassa sembra sbrogliata? L’ipotesi di una correzione del decreto, o almeno di una circolare interpretativa che “liberi” il progetto dal parere dell’Europa, sono le ipotesi più accreditate. 

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Alessandro Pattume

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