Il rapporto tra banche e imprese torna al centro del dibattito economico alla luce delle tensioni geopolitiche e dell’evoluzione dei mercati finanziari: a delineare il quadro è il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, intervenuto a Firenze a un’iniziativa promossa da Confindustria Toscana Centro e Costa. “La mia prima preoccupazione va alle imprese”, ha affermato Patuelli, sottolineando che “se vanno in crisi le imprese seguono le famiglie e le banche, questo meccanismo è indissolubile”. Un legame che, nella fase attuale, si rafforza ulteriormente per effetto dell’instabilità internazionale e dell’aumento dei costi di alcuni fattori produttivi.
“Dobbiamo dare fiducia agli investitori con un fisco innovativo”
Secondo il presidente dell’Abi, la guerra in corso in Medio Oriente – che si somma alla crisi legata al conflitto ucraino – impone un cambio di prospettiva: “Bisogna ragionare su nuovi investimenti per lo sviluppo delle imprese – ha detto -, cioè cogliere ‘ex malum bonum’, cogliere il momento di difficoltà per rilanciare gli investimenti”. In questo scenario, ha aggiunto, occorre considerare anche l’ipotesi di un petrolio stabilmente elevato: “dobbiamo pensare che il petrolio possa non solo stabilizzarsi attorno a 100 dollari, ma possa anche ulteriormente crescere”.
Del resto, ha osservato il presidente dell’Abi, “la produzione industriale in Italia, e in Germania che per noi è il mercato immediato principale negli ultimi anni, non è incrementata. Basta andare in giro e vedere i capannoni che sono in vendita. Il problema è che noi dobbiamo dare una nuova fiducia agli investitori, sono imprese che hanno i soldi e anche risparmiatori che ce li hanno, e dobbiamo dar loro prima una nuova fiducia. E, in secondo luogo, oltre alla nuova fiducia, dobbiamo spiegare loro con atti fiscalmente innovativi che se uno investe non lo si parifica a uno speculatore. Io ce l’ho fortemente con questa aliquota unica del 26% su tutto”.
“Le banche sappiano capire il potenziale delle imprese”
In questo contesto, il ruolo delle banche è da riconsiderare anche in termini qualitativi. Il presidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, Lapo Baroncelli, ha sottolineato che “per innovare servono interlocutori bancari che sappiano leggere la complessità dei progetti, che non si fermino ai soli numeri ma capiscano il potenziale di lungo periodo”. Un approccio, questo, che rafforza il legame fiduciario tra credito e sistema produttivo: “La fiducia tra banca e impresa – ha aggiunto – nasce dalla conoscenza: dei territori, dei modelli di business, persino delle stagionalità”.
Da qui l’idea di un rapporto più strutturato e collaborativo tra sistema bancario e imprese, in grado di generare benefici reciproci. “Siamo convinti che un sistema bancario che conosce davvero le imprese del territorio sia un vantaggio competitivo per tutti”, ha evidenziato Baroncelli, delineando un “circolo virtuoso” fondato su imprese più solide e banche più efficienti nell’allocazione del credito.
“Non abbiamo interesse alla crescita dei tassi”
Patuelli ha quindi richiamato l’attenzione sui rischi sistemici: “Andando avanti in modo prolungato, come io temo fortemente, con questi conflitti bellici così devastanti, i rischi crescono per le imprese, crescono per le famiglie e conseguentemente crescono per le banche che sono indissolubilmente legate alla rischiosità”. Pur riconoscendo la solidità del sistema bancario italiano, il presidente dell’Abi ha evidenziato come “ci sono dati di eccellenza e c’è anche qualcuno che nell’ultimo anno ha un po’ traballato”.
L’impatto sui sistemi finanziari della guerra in Medio Oriente è già visibile nell’andamento dei tassi, secondo Patuelli. “I tassi di mercato – ha osservato – cambiano tutti i giorni. Io faccio il confronto fra i tassi del 27 febbraio, giorno antecedente l’inizio della nuova grossa guerra mediorientale, e quelli di un mese e mezzo dopo. Sono germogliati i tassi dei titoli di Stato, sono germogliati i tassi interbancari, quindi il germoglio c’è già stato”. Un’evoluzione che incide direttamente sul costo del credito e sulla capacità delle imprese di finanziare nuovi progetti. “Noi banche – ha sottolineato il presidente Abi – non abbiamo interesse alla forte crescita dei tassi, perché se c’è una forte crisi di tassi imprevisti, le imprese soffrono”.
Sul piano macroeconomico, Patuelli ha infine indicato la necessità di un nuovo impulso europeo agli investimenti, sul modello delle politiche straordinarie adottate durante la pandemia: “Bisogna fare una nuova iniziativa similare” al Pnrr, “dando nuova spinta e nuova fiducia all’Europa”. Un passaggio che, nelle sue parole, appare cruciale in un contesto caratterizzato da incertezza strutturale: “Ci aspettano delle incertezze, degli interrogativi e bisogna abituarsi a un mondo che ha molti più interrogativi di quelli che avevamo negli anni passati”.
Leonardo Testai