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03 aprile 2026

L’allarme dei benzinai in Toscana: “Se la guerra non finisce pompe a secco a giugno”

Trenta giorni di autonomia per il carburante degli aerei ma anche il diesel è sotto pressione. Corsa ai distributori meno cari.

Carlo Pellegrino
Cartelli che indicano che il carburante è esaurito

Cartelli che indicano che il carburante è esaurito

Il mese sul calendario è segnato: giugno 2026. Se la guerra non finisce, la Toscana e l’Italia intera potrebbero trovarsi davanti a pompe di benzina avvolte dal nastro bianco e rosso. Non è il solito grido d’allarme preventivo, ma una convergenza precisa e inquietante che arriva dai vertici di categoria regionali. Marino Milighetti, presidente di Figisc Confcommercio Toscana, e Federico Valacchi, presidente di Faib Confesercenti Toscana, vedono lo stesso spettro: un’autonomia di due, al massimo tre mesi prima che il sistema di approvvigionamento collassi sotto il peso del conflitto in Iran e nello Stretto di Hormuz.

Una rotta strategica in fiamme

Il problema è strutturale e geografico. Da quel passaggio marittimo transita un terzo del prodotto mondiale e oggi quella rotta è una polveriera. Il presidente della Faib è impietoso nella sua analisi: «La situazione nazionale desta preoccupazione anche a noi: un terzo del prodotto passa da Hormuz e ci sono problematiche enormi. Se non vogliamo un’esplosione mondiale, bisognerà aggiustare le rotte e circumnavigare, ma c’è il rischio concreto che manchi prodotto se iniziano a bombardare le infrastrutture, come accaduto per la Q8».

Se la guerra in quell’area nevralgica continua, finiranno anche le scorte. Il presidente della Figisc conferma la diagnosi: «L’area interessata dal conflitto è strategica non solo per il petrolio e per il carburante classico, ma soprattutto per quello degli aerei e per il gas». Le indiscrezioni che filtrano dai corridoi delle compagnie aeree parlano di un’autonomia di circa trenta giorni, dopodiché, avverte ancora Milighetti, «dovranno ridurre drasticamente i voli».

Una elaborazione di T24 sul prezzo dei carburanti con o senza il taglio delle accise

Prezzi alle stelle e diesel nel mirino

Ciò che preoccupa di più è il possibile incancrenirsi del conflitto, con attacchi alle infrastrutture dei paesi produttori. Come riporta Il Sole 24 Ore nell’edizione di oggi venerdì 3 aprile, nel 2025 appena il 6% (circa 3,3 milioni di tonnellate) del petrolio destinato all’Italia è transitato dallo Stretto di Hormuz: più che un problema di approvvigionamento, almeno nell’immediato a preoccupare è il costante e incontrollato aumento dei prezzi. In questo scenario da economia di guerra, il diesel è l’osservato speciale. L’Italia è un Paese storicamente e quasi culturalmente aggrappato al trasporto su gomma e il consumo di gasolio è molto più alto rispetto a quello della benzina. Valacchi sottolinea come «il diesel sia il carburante più a rischio perché l’Italia si regge sui mezzi a gasolio, ne consumiamo il doppio: se manca quello si ferma tutto, dalle merci alla terra». Se la logistica si blocca, si ferma la catena alimentare e l’industria.

Il taglio delle accise prorogato e il caro benzina

E il portafoglio dei toscani è già martoriato. Senza il taglio delle accise – una misura che il governo oggi ha prorogato fino al 1° maggio – il prezzo alla pompa schizzerebbe a livelli folli. Milighetti è chiaro: «Il prezzo sarebbe superiore nella misura corrispondente al taglio delle accise effettuato», mentre il collega di Confesercenti conferma il «sentore di un prezzo verso i 2,5 euro al litro».

I gestori dei distributori allo stremo

C’è poi il paradosso dei gestori. Mentre la gente corre a fare il pieno per paura di restare a piedi, chi sta dietro la pompa sta affogando. Milighetti è categorico: «Il guadagno netto del gestore – che ad oggi si aggira in media sugli 0,035 euro/litro – resta fisso, a prescindere dal prezzo praticato: non è possibile per il gestore lucrare sugli aumenti». Anzi, sottolinea il presidente della Figisc, «gli attuali margini, fermi da anni, mettono a rischio la sopravvivenza di molte gestioni».

La corsa ai distributori di Eni

Le scene di accaparramento viste recentemente in alcuni distributori toscani sono sintomatiche di un mercato impazzito. Valacchi ricorda come «ci sono stati problemi con Eni che ha mantenuto i prezzi bassi essendo partecipata del governo; c’è stata la corsa a fare la benzina in queste stazioni e se la situazione si prolunga ci saranno problematiche serie al trasporto». È il segnale che la tensione è fuori controllo. Il presidente della Faib propone una soluzione d’emergenza estrema: «Così non reggiamo, siamo già in recessione. Il governo deve riformare il sistema portando l’Iva al 4%: al 22% è insostenibile, con il 4% si andrebbero a staccare 15 o 20 centesimi dal prezzo finale».

Pasqua salva, ma il countdown è iniziato

Per Pasqua la Toscana dovrebbe reggere, i viaggi non sono a rischio immediato, se non per il costo proibitivo del pieno. Ma il countdown è iniziato. Se entro maggio la diplomazia non fermerà i cannoni e non riaprirà le rotte commerciali, la Toscana si troverà a gestire una crisi energetica senza precedenti. Milighetti chiude con un auspicio che sa di avvertimento: «Non crediamo ci saranno conseguenze immediate sui viaggi di Pasqua, ma l’analisi di una crisi di approvvigionamento entro due o tre mesi è condivisibile se la situazione non si sblocca».

Autore:

Carlo Pellegrino

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