Il campus Lilly a Sesto Fiorentino
Mentre il presidente americano Trump annuncia dazi al 100% su alcuni farmaci delle società che non hanno fatto accordi con la Casa Bianca per aumentare gli investimenti negli Stati Uniti, in Toscana va in scena un confronto – per adesso a distanza – tra la multinazionale americana Lilly, che ha un grande hub produttivo di farmaci iniettabili per trattare il diabete a Sesto Fiorentino, dove impiega 1.850 persone, e la Regione Toscana.
Avviata a Sesto Fiorentino la seconda linea di produzione del tirzepatide
La questione, emersa sul Sole 24 Ore del 2 aprile, sta in questi termini: Lilly ha appena avviato a Sesto la seconda linea produttiva del tirzepatide, l’innovativo farmaco per il trattamento del diabeto di tipo-2 e l’obesità che ha scelto di produrre proprio qui, grazie al nuovo building costruito al posto del liceo Agnoletti (spostato grazie agli enti pubblici), e questo farmaco sta facendo volare i conti della multinazionale, ma anche l’export della Toscana. Su 63 miliardi di dollari di ricavi raggiunti da Lilly nel 2025 (con una crescita superiore al 30%), più della metà, cioè 36,5 miliardi, arrivano proprio dal tirzepatide. La domanda mondiale di questa molecola è in forte crescita, e la multinazionale che l’ha sviluppata vuole cavalcare l’onda.
Espansione ulteriore sì, ma a certe condizioni
Ma il responsabile mondiale della manifattura Lilly, Edgardo Hernandez, che sovrintende alle fabbriche del gruppo in 12 Paesi dal Nord al Sud America, dall’Europa all’Asia, ha mandato un messaggio netto alla Regione Toscana proprio da Sesto Fiorentino, dove è venuto a visitare il nuovo impianto: “Siamo pronti a espandere ancora la capacità produttiva a Sesto Fiorentino – ha detto Hernandez – ma solo a patto che sia valorizzata la nostra capacità innovative e che i nostri farmaci abbiano la possibilità di raggiungere il maggior numero di pazienti in Italia”.
La raccomandazione inviata dalla direzione Sanità alle aziende sanitarie
Cosa significa? Come t24 è in grado di anticipare, Lilly è pronta allo scontro anche legale con la Regione Toscana, dopo che la direzione Sanità ha trasmesso ai direttori generali delle aziende sanitarie, per la diffusione alle strutture interessate, le raccomandazioni per il trattamento del diabete mellito tipo 2 approvate dalla Commissione diabetologica regionale nella seduta del 3 febbraio scorso. Tra quelle raccomandazioni c’è scritto che “il farmaco di prima scelta per il trattamento del diabete mellito tipo 2 è la metformina, salvo intolleranza o controindicazioni”. In sostanza, secondo Lilly, la Regione Toscana penalizzerebbe un farmaco innovativo e a maggior efficacia come il tirzepatide, invitando a prescrivere quelli dal costo più basso, ignorando dunque i risultati scientifici e guardando solo al risparmio economico.
La produzione di tirzepatide a Firenze ha portato occupazione e export
L’innovazione farmaceutica richiede grossi investimenti – è la posizione della casa farmaceutica – e la produzione di tirzepatide a Firenze ha portato occupazione qualificata, sviluppo di compenze, crescita dell’indotto e grande spinta all’export, al punto che il capoluogo toscano è diventato la seconda provincia italiana per valore delle esportazioni, e il settore pharma è diventato il principale driver di crescita economica della Toscana.
Lilly contro i tempi lunghi delle decisioni pubbliche e delle procedure
“Sono molto orgoglioso dello stabilimento di Sesto, che rappresenta un modello a livello internazionale – ha spiegato Hernandez al Sole 24 Ore – e nei 67 anni di attività svolta su questo territorio abbiamo trovato persone straordinarie, grande collaborazione a livello istituzionale e accademico, abbiamo imparato moltissimo, e mi sento di dire che sarà così anche per i prossimi 70 anni. Ma per investire ancora dobbiamo trovare un ambiente che valorizzi la nostra innovazione, senza i tempi lunghissimi delle decisioni e delle procedure. Non ha senso continuare a fare medicinali se poi i pazienti non hanno accesso a questi prodotti”.
Il presidente regionale Giani per adesso è cauto
Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, per adesso è cauto: “Non so niente di raccomandazioni inviate dalla direzione Sanità sui farmaci per il trattamento del diabete – dice – ma abbiamo avuto sempre ottimi rapporti con Lilly e li abbiamo aiutati a spostare il liceo quando avevano bisogno di ampliare il campus di Sesto, investendo 10 milioni di euro”.
Silvia Pieraccini