Non solo efficienza, automazione e competitività. L’intelligenza artificiale può diventare anche uno strumento per migliorare la vita delle persone, sostenere l’autonomia e favorire l’inclusione. È questa l’idea alla base di YouDoToo, l’app pensata per supportare le persone con disabilità intellettiva nelle attività quotidiane, nei percorsi di apprendimento e nella conquista di nuove competenze.
Il progetto nasce dall’esperienza di Giacomo Sergio, ingegnere e imprenditore livornese, socio fondatore e amministratore di Wondersys Srl, società specializzata nello sviluppo di soluzioni software, cloud e intelligenza artificiale, con sede operativa a Livorno e proiezione internazionale tra Germania e Austria. Padre di tre figli, l’ultima con sindrome di Down, Sergio ha iniziato a guardare alla tecnologia da una prospettiva nuova. “Quando la disabilità entra nella tua vita da vicino, cambia anche il modo in cui guardi all’innovazione – racconta –. Non pensi più solo a come rendere un processo più efficiente, ma a come una soluzione possa migliorare concretamente la vita di una persona e della sua famiglia”.
Un’idea nata da un incontro a Milano
Tutto prende forma a Milano, durante una conferenza sull’intelligenza artificiale, dove Sergio incontra Guido Marangoni, ingegnere informatico e anche lui padre di una ragazza con sindrome di Down. Da quell’incontro nasce l’idea di mettere insieme competenze, esperienze personali e visione tecnologica per creare soluzioni informatiche a vantaggio delle persone con disabilità cognitive. Nasce così YouDoTools Srl, startup innovativa partecipata dalla società livornese.
Il primo frutto di questo percorso è YouDoToo, una app pensata per aiutare le persone con disabilità “a fare anche loro” ciò che oggi non riescono ancora a svolgere in piena autonomia: organizzare la giornata, affrontare piccoli compiti quotidiani, acquisire nuove competenze, muoversi con maggiore sicurezza nei percorsi di vita e di lavoro.
L’Ai come gli occhiali, una “protesi cognitiva”
L’idea alla base di YouDoToo è semplice: se gli occhiali sono considerati uno strumento normale per colmare una fragilità visiva, anche l’intelligenza artificiale può diventare una sorta di “protesi cognitiva”, capace di ridurre la distanza tra i limiti individuali e le richieste della società. “Gli occhiali non ci fanno sentire meno capaci: ci permettono semplicemente di vedere meglio – osserva l’imprenditore Sergio –. Allo stesso modo, l’intelligenza artificiale può aiutare una persona con disabilità intellettiva a orientarsi, ricordare, scegliere, organizzarsi. Non sostituisce la persona, ma la mette nelle condizioni di fare di più da sola”.

La collaborazione con la società spin-off pisana
A rendere il progetto ancora più avanzato sono le collaborazioni che YouDoTools sta costruendo con università, centri di ricerca e spin-off. Tra queste c’è quella con Cartesia, spin-off dell’Università di Pisa specializzata nello sviluppo di un’intelligenza artificiale capace di percepire le emozioni dell’interlocutore e reagire in modo empatico e più umano.
Una frontiera particolarmente importante quando la tecnologia deve supportare persone fragili: riconoscere ansia, esitazione o difficoltà può consentire all’app di adattare tono, tempi e risposte, offrendo un aiuto più efficace e rispettoso.
“Con Cartesia stiamo lavorando a un livello ulteriore di intelligenza artificiale – spiega Giacomo Sergio –: non solo un sistema che risponde, ma uno strumento capace di cogliere lo stato emotivo della persona e modulare l’interazione. Se l’app percepisce ansia o difficoltà, deve poter cambiare tono, rallentare, semplificare il messaggio o suggerire una pausa”.
La ricerca sulla sindrome di Down
Un altro tassello importante del progetto è la partecipazione di Sergio e Marangoni alla T21 Italian Task Force, gruppo di lavoro di eccellenza scientifica dedicato alla ricerca sulla sindrome di Down, coordinato dal professor Lucio Nitsch, con il coinvolgimento di ricercatori italiani e associazioni come AIPD e CoorDown.
YouDoTools punta infatti a lavorare in co-progettazione con persone con disabilità, famiglie, caregiver, psicologi, medici e associazioni, per creare strumenti accessibili, con un linguaggio semplice e funzioni costruite sui bisogni concreti degli utenti. “La tecnologia migliore è quella che si adatta alla persona, non il contrario – sottolinea Sergio –. Per questo partiamo dallo smartphone, che è uno strumento familiare e non stigmatizzante, ma guardiamo anche a dispositivi indossabili e soluzioni per la casa, sempre con l’obiettivo di aumentare sicurezza e autonomia”. La tecnologia, in questa visione, non sostituisce la relazione umana: la rafforza.
La sicurezza dei dati delle persone fragili
Privacy, sicurezza e controllo dei dati restano però aspetti centrali, soprattutto quando si lavora con informazioni sensibili e persone fragili. Per questo YouDoTools prevede una prima fase di sperimentazione controllata in gruppi ristretti, in collaborazione con associazioni ed esperti, prima di estendere l’utilizzo a un pubblico più ampio. A supportare questo percorso c’è anche l’esperienza decennale di Wondersys nel cloud e nello sviluppo di software per settori critici come quello finanziario e farmaceutico. “Trattiamo dati delicatissimi e abbiamo una responsabilità enorme – evidenzia l’imprenditore –. Per questo procederemo per gradi, con test controllati e validazioni attente. L’innovazione, quando riguarda persone fragili, deve essere prima di tutto sicura, rispettosa e affidabile”.
Elena Pozzoli