E’ crisi per il Calzaturificio Farida di Chiusi, azienda con 21 dipendenti che lavora con grandi brand del lusso: “Ormai non è più sufficiente la cassa integrazione ordinaria, ma si sta valutando il ricorso a quella straordinaria-contratto di solidarietà”, afferma la Filctem-Cgil di Siena, secondo cui “il percorso del concordato è già stato deciso con l’obiettivo della continuità aziendale, ma il quadro complessivo non è semplice”. Sindacato e lavoratori di Farida chiedono ora l’attivazione dell’unità di crisi della Regione Toscana “per provare a gestire la situazione aziendale, affinché si valutino tutte le possibili soluzioni per salvaguardare l’occupazione e il presidio produttivo, evitando la perdita di un’altra realtà industriale importante per quest’area”.
Secondo la Filctem-Cgil, “oltre al serio incendio che qualche anno fa devastò il sito produttivo e obbligò il trasferimento della produzione sull’immobile di Scandicci, il Calzaturificio Farida, che successivamente ha riaperto la produzione a Chiusi, ha subìto negativamente sia la crisi del settore moda che l’instabilità geopolitica, instabilità che a causa della schizofrenia di qualche potente sta aumentando. Da ultimo il comportamento poco corretto di un istituto finanziario ha causato ulteriori seri problemi all’azienda”.
Rilevato nel 1974 da Franco Dalbello e Luciana Fabrizi, il calzaturificio ha iniziato produrre per il mercato italiano calzature da donna di qualità col marchio Gerardine; dalla seconda metà degli anni Duemila l’azienda si è messa al servizio di brand internazionali di alto livello, crescendo fino ad ampliare nel 2019 la propria struttura con una seconda sede a Scandicci dove venivano portate avanti le fasi di prototipia, campionatura e delle sfilate. Il sito di Scandicci ha poi ospitato per mesi anche la produzione, subito dopo l’incendio a Chiusi nel 2022. (lt)