Prevenire la crisi d’impresa prima che diventi irreversibile, rafforzando il dialogo tra imprese, sistema creditizio e istituzioni: è l’obiettivo di “Pmi toscane: osservatorio sulla gestione tempestiva della crisi e il risanamento”, promosso da Fidi Toscana insieme ai Dipartimenti di scienze per l’economia e l’impresa (Disei) e di scienze giuridiche (Dsg) dell’Università degli studi di Firenze. L’iniziativa nasce in un momento di tensione per il sistema produttivo: secondo Unioncamere, il ricorso alla composizione negoziata della crisi (Cnc) è triplicato in Italia negli ultimi anni, passando da 600 istanze nel 2022 a circa 1.800 nel 2025.
Una piattaforma permanente di analisi e intervento
L’Osservatorio Pmi toscane si configura come struttura stabile con un approccio scientifico e sistematico: analizzerà i dati regionali sulla Cnc, stimerà le possibilità di recupero delle imprese e individuerà strumenti concreti per il risanamento, anche attraverso il supporto del Fondo di Garanzia. Tra le attività previste figurano la mappatura delle crisi sul territorio, il monitoraggio delle procedure e l’analisi delle migliori pratiche a livello nazionale. Il progetto lavorerà inoltre alla definizione di protocolli operativi e modelli contrattuali standard, per ridurre tempi e costi delle ristrutturazioni aziendali.
Nelle ambizioni dei promotori, al di là della Toscana l’Osservatorio potrebbe diventare un modello anche a livello nazionale per affrontare le crisi d’impresa. “La nascita dell’Osservatorio rappresenta un passaggio strategico per Fidi Toscana – sottolinea il presidente della finanziaria regionale, Lorenzo Petretto -. Vogliamo dotarci di uno strumento stabile capace di anticipare i segnali di crisi e intervenire in modo mirato, rafforzando la capacità di recupero del sistema produttivo toscano”. Per Lorenzo Stanghellini e Lorenzo Gai, professori dell’Università di Firenze, l’Osservatorio dovrà “analizzare il contesto con rigore scientifico e fornire strumenti concreti per migliorare le politiche di prevenzione e gestione della crisi. L’integrazione tra dati quantitativi e qualitativi permetterà di sviluppare modelli previsionali avanzati”. (lt)