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28 aprile 2026

Automotive in Toscana, filiera a rischio se la transizione rimane in mezzo al guado

Una ricerca dell’Università di Pisa fotografa il momento di un sistema con 105 imprese e quasi 3.000 addetti diretti.

Leonardo Testai
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La filiera automotive toscana vale oltre un miliardo di euro di fatturato, conta 105 imprese e impiega circa 2.938 addetti diretti. Sono i numeri della ricerca promossa dal Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Pisa in collaborazione con Movet – Centro d’Iniziativa su Motori, Veicoli e Tecnologie – presentata in un convegno a Firenze. con la partecipazione dei rappresentanti di aziende come Magna International, Asso Werke e Dumarey. Il campione analizzato rappresenta il 4,8% del totale nazionale rilevato dall’Osservatorio Tea, con una concentrazione marcata nei livelli di fornitura più vicini ai produttori finali e una spiccata specializzazione in componenti per motori a combustione interna e in tecnologie “invarianti”, cioè applicabili a più architetture di powertrain (benzina, diesel, ibrido, full electric).

L’analisi dei bilanci del decennio 2013-2023 rivela una tenuta dei ricavi e una solidità patrimoniale complessiva, ma anche una progressiva compressione della redditività operativa, riconducibile alla dinamica dei costi e all’espansione del capitale circolante netto. Il quadro non è uniforme: il cluster degli integratori di sistema registra un Roe medio negativo nel quinquennio 2019-2023, mentre i sub-fornitori e gli specialisti di aftermarket, motorsport e telematica mostrano resilienza e un trend in miglioramento. Le imprese toscane investono in ricerca e sviluppo più della media nazionale e del Centro Italia, ma lo sviluppo su componenti specifici per veicoli elettrici rimane ancora limitato. Un nodo, questo, che la ricerca segnala come una delle principali sfide del prossimo ciclo industriale.

Il peso della transizione verde (e dei dazi)

Il nodo evidenziato dallo studio riguarda gli scenari di impatto della transizione energetica, che per l’automotive della Toscana non sarebbe un percorso neutrale. L’elettrificazione completa (Scenario 2) porterebbe a una perdita netta stimata di 38 milioni di euro di valore aggiunto e 206 addetti rispetto allo scenario base, colpendo soprattutto i prodotti in metallo, la componentistica meccanica tradizionale e il commercio-riparazione veicoli. I guadagni parziali nel comparto delle apparecchiature elettriche si fermano a 1,5 milioni di euro e 6 addetti. L’impatto dei dazi Usa al 15% (Scenario 3) risulta invece contenuto – circa 2,38 milioni di euro e 1.242 addetti – grazie alla diversificazione geografica dell’export toscano: la quota destinata agli Stati Uniti è solo il 2,6% dell’export del settore. Lo scenario combinato (elettrificazione più dazi, Scenario 4) aggrava le perdite aggregate a 41 milioni di euro e 220 addetti, senza però configurare uno shock sistemico.

Giuseppe Pozzana, presidente di Movet, non nasconde la complessità del momento, ma invita a leggere i dati senza eccessivo allarmismo: la Toscana, sostiene, “ha un sistema produttivo dove la componente automotive è presente in modo significativo sia come quantità che come qualità”, e che “ha ancora dei buoni numeri anche per reggere una transizione in una situazione problematica come quella in corso adesso”. Pozzana sottolinea in particolare il valore di competenze già radicate nel territorio: “Questa nuova evoluzione tecnologica mette in campo delle richieste di competenze che non rientravano nella filiera tradizionale, ma che sono invece ben presenti come quelle legate all’elettronica, all’Ict che sono ben presidiate e sono sicuramente una carta su cui è possibile giocare”.

Lo stop and go che frena gli investimenti

Il tema che sta più a cuore al presidente di Movet è però quello della stabilità regolatoria. “Converrebbe una transizione non in preda all’incertezza”, ha avvertito Pozzana, “perché anche lo stop and go, impostare delle prospettive di strategia e poi a un certo punto sentirsi dire ‘No, guardate, ci abbiamo ripensato, se ne riparla fra 5 anni’, mentre nel frattempo la concorrenza ha continuato a lavorare in quella direzione, al sistema produttivo non fa bene”. La diagnosi è netta: “Il sistema produttivo ha bisogno di indicazioni precise, di direttive che garantiscano scenari di ragionevole certezza; quello che fa più danno al sistema produttivo sono gli stop and go, è l’incertezza sullo scenario”. La ricerca dell’Università di Pisa identifica a sua volta nel miglioramento della regulatory quality – al momento tra i principali punti deboli regionali – e nella necessità di riduzione dei tempi autorizzativi la principale sfida alla capacità della Toscana di convertire un ecosistema imprenditoriale solido in investimenti effettivi.

Il report individua tre linee d’azione per la governance regionale. In primo luogo, consolidare i segmenti trainanti dell’elettrificazione (elettronica, apparecchiature elettriche, engineering design) attraverso incentivi alla ricerca e sviluppo, domanda pubblica per la fase iniziale e partnership università-impresa. Poi, attivare un piano di upgrading per i comparti più esposti (integratori di sistema, fornitori), con strumenti per la riconversione tecnologica e accesso al credito. Infine, rafforzare la resilienza della filiera tramite relinking locale della catena di fornitura e programmi di reskilling orientati a elettronica di potenza, software, diagnostica e certificazioni.

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Leonardo Testai

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