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11 marzo 2026

Carta, nuova fabbrica Sofidel in Usa (mentre a Lucca l’impianto fotovoltaico da 6 Mw aspetta)

L’investimento in America vale 775 milioni di dollari. Il gruppo lucchese nel 2025 supera per la prima volta i 4 miliardi di ricavi.

Silvia Pieraccini
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E’ la doppia faccia della medaglia: Sofidel, uno dei più grandi gruppi industriali della Toscana, produttore di carta igienica e asciugatutto (col marchio Regina) controllato al 100% dalle famiglie lucchesi Lazzareschi e Stefani, costruisce una nuova fabbrica da 90mila metri quadrati in Usa, dove l’energia – fondamentale per un settore come la carta – costa un terzo e anche un quarto rispetto all’Italia; mentre “in casa”, a Porcari (Lucca) dove ha sede, la multinazionale non riesce a costruire un maxi impianto fotovoltaico da 6 megawatt di potenza che allevierebbe i costi energetici tricolore, schizzati alle stelle dopo la guerra in Medio Oriente.

Lo stabilimento in Oklahoma viene ampliato di 90mila mq, investimento di 775 milioni di dollari

L’investimento in Usa, anticipato dal ceo Luigi Lazzareschi sul Sole 24 Ore dell’11 marzo, vale 775 milioni di dollari (circa 670 milioni di euro al cambio attuale) e consiste nell’ampliamento dello stabilimento di Inola, in Oklahoma, uno degli 11 Stati americani in cui Sofidel ha costruito o comprato fabbriche (gli altri sono Nevada, Florida, Mississipi, Ohio, Minnesota, North Carolina, Idaho, Illinois, Arizona, South Carolina più un ufficio corporate in Pennsylvania). La capacità produttiva annuale in America è di 883mila tonnellate, su 1,9 milioni di tonnellate dell’intero gruppo, e ora aumenterà di circa il 10%. Nel nuovo building di 90mila metri quadrati saranno installate: una macchina per cartiera prodotta dalla finlandese Valmet con tecnologia Tda-Trough air dry, che rende la carta più soffice e più assorbente, non utilizzata in Europa per gli alti consumi energetici; alcune linee di trasformazione prodotte da aziende meccaniche lucchesi; e un magazzino automatizzato realizzato dalla emiliana Elettric80.

La carta igienica ‘private label’ sta crescendo in Usa

L’accelerazione in Usa si spiega col dinamismo del segmento ‘private label’ (i marchi della grande distribuzione) in atto su quel mercato: Lazzareschi negli anni scorsi ha capito che c’erano spazi, che la tecnologia utilizzata in Usa era antiquata, e che il private label avrebbe potuto crescere ai livelli europei, dove pesa fino al 70% dei consumi (mentre in Usa è al 30%). Naturalmente a spingere la cavalcata di Sofidel ci sono i risultati: il gruppo lucchese ha chiuso il 2025 con 4.018 milioni di euro di fatturato consolidato, in aumento del 25% sull’anno precedente grazie ad acquisizioni e espansioni, e con una redditività in linea con gli anni precedenti (l’ebitda 2024 era il 17,8%, ndr).

L’Europa preoccupa per gli alti costi energetici

A preoccupare Sofidel resta il mercato europeo, e italiano in particolare, dove i costi energetici sono alle stelle. “In Europa l’energia costava già tre-quattro volte rispetto all’America – spiega Lazzareschi al Sole 24 Ore – ma con gli aumenti scattati negli ultimi giorni le nostre produzioni non sono sostenibili: se la guerra continuerà a lungo dovremo rivedere i listini prezzi, non è una situazione facile”.

Impianto fotovoltaico da 6 Mw in standby a Porcari

Per tamponarla Sofidel sta investendo sulle rinnovabili con la costruzione di impianti a biomasse in Inghilterra e in Francia e di un impianto fotovoltaico in Romania. “In Italia stiamo cercando di ottenere l’autorizzazione per costruire un impianto fotovoltaico da 6 megawatt su un terreno di nostra proprietà a Porcari, vicino all’azienda, ma i tempi, tra il via libera di un ente e quello di un altro, stanno andando oltre le previsioni”, spiega Lazzareschi. “Speriamo entro due mesi di poter ottenere l’autorizzazione”, aggiunge.

Il 2026 sarà un anno complicato, con (in più) l’arrivo sul mercato di bobine straniere

Il 2026 – anno in cui Sofidel festeggia i 60 anni di attività – s’annuncia delicato: “La situazione nordamericana è sempre molto favorevole, il mercato è molto ricettivo, ma in Europa è più difficile: nel 2025 abbiamo visto anche l’arrivo di 550mila tonnellate di bobine di carta provenienti da Cina, Turchia e Brasile, che non esportano più in Usa a causa dei dazi. Questo significa che la pressione sui prezzi sarà ancora più forte e che l’Europa dovrà difendersi dalle importazioni”. Come? Lazzareschi ha una ricetta: “Applicando al più presto il regolamento europeo sulla deforestazione, che limiterebbe l’importazione dai Paesi che non rispettano le regole; sensibilizzando rivenditori e consumatori a comprare prodotti di carta certificati; creando un marchio made in Europe”.  

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Silvia Pieraccini

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