Maurizio Bigazzi, presidente di Confindustria Toscana
“Ci auguriamo che l’incontro di domani possa restituire quelle certezze e quella fiducia che sono state profondamente minate da un provvedimento che, nei fatti, lede il principio del legittimo affidamento; perché la decisione assunta dal Governo sul credito d’imposta di Transizione 5.0 è inopinata e rischia di bloccare la spinta all’innovazione delle nostre imprese”.
In vista del tavolo tecnico che si terrà domani mercoledì 1° aprile a Roma, il presidente di Confindustria Toscana, Maurizio Bigazzi, interviene sulla gestione del credito d’imposta per la Transizione 5.0. Sono 7.417 i progetti presentati dalle aziende italiane – tra cui qualche centinaio toscane – per ottenere gli incentivi del piano Transizione 5.0 rimasti in lista d’attesa e poi beffati: riceveranno solo il 35% del credito d’imposta spettante in origine (nel migliore dei casi sarà dunque il 15,75%, altrimenti il 14% o il 12,25% a seconda del tipo di investimento).
La beffa retroattiva
“La recente manovra del Governo è un colpo inatteso alla stabilità del sistema e a tutte quelle imprese toscane che hanno pianificato ingenti investimenti basandosi su norme nazionali e rassicurazioni istituzionali, e che ora si trovano di fronte a un cambio di rotta retroattivo” rincara Bigazzi. “È paradossale che, in un momento caratterizzato da fortissimi sconquassi di guerre e profonde conseguenze a livello mondiale, si vadano ad aggiungere ostacoli interni che dipendono esclusivamente da scelte politiche nazionali. In questo contesto, andrebbero invece annullate tutte le forme di incertezza che dipendono dall’interno”.
Sul fronte interno servono certezze
“Le imprese toscane si trovano strette fra il perdurare delle guerre e l’instabilità geopolitica che continua a spingere in alto i costi energetici, determinando un parallelo aumento dei costi di produzione e una preoccupante riduzione dei consumi.” Inoltre, continua Bigazzi, “il nostro export manifatturiero sta mostrando segni di sofferenze, segnali che non possono essere ignorati. In questo scenario così complesso è, quindi, un imperativo annullare almeno tutte le forme di incertezza che dipendono dall’interno.”
“Non si può fare impresa se non si può fare affidamento sulle norme dello Stato. Mi auguro che dal tavolo di domani arrivino impegni chiari e tempi rapidissimi per correggere questa stortura nel passaggio parlamentare.” (em)