Un ristorante allagato
Quella di martedì 31 marzo è una giornata che rappresenta una linea di demarcazione silenziosa per il tessuto produttivo toscano. Entra in vigore l’obbligo definitivo di assicurazione contro le calamità naturali per le micro e piccole imprese che avevano beneficiato di una proroga tecnica rispetto alla scadenza generale. Questa finestra temporale per la cosiddetta polizza catastrofale riguarda il comparto turistico-ricettivo, che include hotel e strutture all’aria aperta, il settore della somministrazione di alimenti e bevande e ristorazione, oltre alle imprese attive nella pesca e nell’acquacoltura.
Si tratta di realtà che in molte aree della Toscana costituiscono l’ossatura dell’economia e che da oggi sono chiamate a una scelta di campo netta tra la regolarizzazione e l’esposizione al rischio. Tuttavia, secondo le prime stime, meno della metà delle aziende toscane risulta in regola, lasciando la maggior parte delle attività in una pericolosa zona d’ombra normativa.
Cosa bisogna assicurare e quali beni coprire
La norma definisce con precisione il perimetro di protezione: gli eventi da assicurare obbligatoriamente sono alluvioni, inondazioni, esondazioni, terremoti e frane. La legge impone la copertura delle immobilizzazioni materiali impiegate nell’esercizio dell’attività: terreni, fabbricati, impianti, macchinari e attrezzature industriali o commerciali, di proprietà, in leasing o in locazione.
Per garantire una tutela effettiva, sono stati fissati dei livelli minimi di indennizzo: per somme assicurate fino a un milione di euro, deve essere garantito il 100% del valore, con uno scoperto del 15% a carico dell’assicurato. Per la fascia tra uno e 30 milioni, il limite di indennizzo non deve scendere sotto il 70%.
Toscana al bivio tra fragilità idraulico e costi variabili
In una regione come la Toscana, la questione assicurativa non può prescindere dalla conformazione geografica. Il territorio, in generale fragile dal punto di vista idrogeologico, presenta zone a rischio idraulico molto elevato, come la piana del Bisenzio o le aree del Mugello e del Pistoiese, soggette a esondazioni e terremoti. Le compagnie assicurative, forti di una mappatura capillare, applicano tariffe estremamente variabili che rispecchiano queste fragilità: per lo stesso rischio, le oscillazioni di prezzo possono toccare il 50%.
Un conto fino a 10.000 euro l’anno
Per una piccola azienda toscana, mettersi in regola significa affrontare un costo che oscilla mediamente tra i 2.000 e i 5.000 euro, cifra che sale oltre i 10.000 euro per realtà industriali con asset più importanti. Non è solo una questione di strutture edilizie, ma di protezione delle basi materiali necessarie all’attività, come i macchinari, che rappresentano il cuore produttivo dell’impresa.
La fine dei risarcimenti pubblici e il trasferimento del rischio
Il vero cuore della norma risiede in un cambio di filosofia radicale: lo Stato smette i panni del soccorritore di ultima istanza. In caso di mancata sottoscrizione della polizza, l’azienda “potrebbe non avere accesso a eventuali risarcimenti” in seguito a un evento calamitoso. Di fatto, il legislatore ha pensato a una norma che sollevasse le finanze pubbliche dall’onere dei sempre più frequenti ristori post-disastro, scaricando la responsabilità economica direttamente sulle compagnie assicurative e, di riflesso, sui privati. Chi sceglie di non assicurarsi oggi, accetta implicitamente di essere costretto a ricostruire l’azienda esclusivamente con le proprie forze finanziarie qualora la natura presentasse il conto.
L’esclusione dai bandi pubblici
Sebbene non esistano sanzioni per chi ignora l’obbligo, l’inadempienza rischia di produrre effetti paralizzanti sulla crescita aziendale. La polizza diventa un requisito essenziale, quasi un nuovo Durc (il documento che attesta la regolarità contributiva dei dipendenti), per partecipare ai bandi di gara e accedere a contributi, sovvenzioni o agevolazioni finanziarie pubbliche. L’elenco delle agevolazioni precluse agli inadempienti è lungo e rilevante: dai contratti di sviluppo al fondo per le start-up, dalla Nuova Marcora per le cooperative fino agli incentivi per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili e ai progetti per l’economia circolare, solo per citare alcuni esempi. Restare fuori da questa rete di protezione significa non solo rischiare la chiusura in caso di un evento calamitoso, ma anche perdere competitività immediata rinunciando ai capitali necessari per l’innovazione e lo sviluppo.
Carlo Pellegrino