Tramontata almeno per il momento l’idea che Sici diventi al 100% della Regione Toscana con l’acquisto delle quote da parte di Sviluppo Toscana, riprende il dialogo con l’Umbria: anche perché le due Regioni potrebbero unire le forze per dare vita a una società in house combinata per gestire fondi, separatamente o in maniera condivisa. E’ questa la via che imboccherà la Toscana, dopo che la procedura avviata nell’autunno scorso non è andata a buon fine: un flop confermato dai vertici di Sviluppo Toscana in commissione Controllo del Consiglio regionale. Il presidente della commissione, Jacopo Cellai (FdI), ha annunciato una nuova seduta per la seconda metà di febbraio, con la presenza dell’assessore all’economia Leonardo Marras.
“Prima di tutto faremo un approfondimento con la Regione Umbria”, fa sapere ora lo stesso Marras. Tutti gli azionisti di Sici, infatti, avevano infatti risposto positivamente al bando per l’acquisto dell’intera partecipazione da parte di Sviluppo Toscana, tranne Gepafin, finanziaria controllata al 56% dalla Regione Umbria che detiene il 14% del capitale della Sgr. Poiché il raggiungimento dell’adesione all’offerta da parte del 100% era stato fissato come condizione necessaria per procedere all’acquisizione delle quote, Sviluppo Toscana ha comunicato formalmente la chiusura della procedura.
Le ipotesi di Marras, le perplessità di Cellai
“L’idea era avere una in house che gestiva direttamente fondi della Regione, altrimenti dovremmo trovare un’altra strada”, dice Marras, che un paio di settimane fa aveva espresso la volontà di dotare la ‘nuova’ Sici di risorse pubbliche per 60 milioni di euro. “Le alternative possono essere anche quelle di una gestione dei fondi a terzi con formule di affidamento da codice degli appalti”, aggiunge l’assessore, che tende a escludere condizioni differenziate per liquidare Gepafin e arrivare all’obiettivo originario di una Sici 100% pubblica e toscana.
“Alla luce di questo fallimento è inevitabile che lo stesso Marras riferisca al Consiglio”, ha dichiarato Cellai, secondo cui “altre perplessità emergono dalla lettura dei bilanci. I conti risultano in positivo per il 2024 e 2025, nonostante l’aumento dei costi. Tra questi spicca l’aumento del costo per il personale di un milione di euro in tre anni, da poco più di tre milioni a circa quattro. Se dovesse diminuire il numero di bandi da gestire, considerando la fine del Pnrr, Sviluppo Toscana come potrà reggere?”. Le pratiche gestite nel 2025 da Sviluppo Toscana sono state oltre 10mila; nel 2024 il valore complessivo della produzione è stato di 8,88 milioni di euro con un utile di 29mila euro, a fronte della perdita di 274mila euro nel 2023 e con una previsione di utile, per il 2025, di circa 200mila euro. I costi del personale – negli anni la società ha assorbito 37 addetti di Fidi Toscana – si attestano a 5,7 milioni di euro.
Leonardo Testai