14 maggio 2026

Logo t24Il quotidiano Economico Toscano
menu
cerca
Cerca
Innovazione

14 maggio 2026

Angusti e la sfida dell’AI: “Diffonderla nelle aziende per far crescere la Toscana”

Intervista al consigliere delegato all’Innovazione di Confindustria Toscana Centro e Costa: “Smettiamola di considerare le startup come un fenomeno di nicchia”.

Cristiano Meoni
Gianluca Angusti, consigliere incaricato per l'innovazione e il trasferimento tecnologico di Confindustria Toscana Centro e Costa

Gianluca Angusti, consigliere incaricato per l'innovazione e il trasferimento tecnologico di Confindustria Toscana Centro e Costa

Gianluca Angusti, 54 anni, amministratore di Computer Care – azienda informatica fiorentina che si occupa di assistenza tecnica ad aziende e pubbliche amministrazioni – è consigliere delegato per l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico di Confindustria Toscana Centro e Costa. Sono rari i casi in cui la passione coincide con il tema caldo del momento, e questo è uno di quelli. Angusti è un “appassionato” di tecnologia e innovazione, in un tempo di rivoluzione tech dettata dall’Intelligenza Artificiale. Ma partiamo dalla Toscana. 

Nel Manifesto per la reindustrializzazione della Toscana si parla di un passaggio epocale e del rischio di marginalizzazione della nostra manifattura. Dal suo punto di vista, cosa rende questa fase storica diversa dalle crisi del passato? 

“Non siamo di fronte a una crisi ciclica, ma a una trasformazione strutturale. Cambiano contemporaneamente tecnologia, geopolitica, catene del valore, disponibilità delle competenze e modelli produttivi. La differenza rispetto al passato è che oggi non basta aspettare la ripresa del mercato. Il contesto stesso è cambiato. Questo obbliga i territori a ripensare il proprio posizionamento competitivo, altrimenti il rischio è una marginalizzazione progressiva”. 

Nel dibattito pubblico l’innovazione digitale, e in particolare l’Intelligenza Artificiale, è spesso raccontata in modo astratto. Dal suo osservatorio operativo, che ruolo ha oggi? 

“L’AI oggi non è prima di tutto un tema tecnologico, ma un tema di produttività. Serve a fare meglio ciò che già facciamo: progettare, produrre, organizzare, analizzare dati, prendere decisioni. Il vero nodo non è la disponibilità delle tecnologie più avanzate, ma la loro diffusione nel tessuto produttivo. Se l’innovazione resta concentrata in poche grandi realtà, non produce competitività territoriale. 

L’intelligenza artificiale è anche una questione occupazionale e sociale. Se non viene accompagnata da formazione e riqualificazione, rischia di ampliare le disuguaglianze invece di rafforzare il sistema produttivo. Per questo va pensata come leva di produttività che genera lavoro qualificato, non come sostituto indistinto del lavoro umano”. 

A che punto è la Toscana, intesa sia come sistema economico che come pubblica amministrazione, nell’applicazione dell’AI? 

“La Toscana dispone di competenze importanti, sia nel mondo universitario che in quello produttivo. Ci sono imprese avanzate, centri di ricerca di eccellenza e una pubblica amministrazione che ha iniziato a interrogarsi seriamente sul tema. Siamo però ancora in una fase di sperimentazione più che di trasformazione sistemica. L’AI usata bene è quella che riduce tempi, migliora processi, supporta decisioni e libera lavoro umano da attività ripetitive. Quella usata male è l’AI introdotta per moda, senza qualità dei dati, senza formazione e senza una chiara responsabilità sui risultati”. 

Ci fa degli esempi concreti? 

“Uno per tutti, la Next Generation Robotics nata da uno spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che con il suo ARGO ispeziona autonomamente i sottocassa di treni italiani e tedeschi utilizzando AI, visione artificiale e sensori laser; analizzando i componenti su binari di manutenzione, rileva difetti e garantisce maggiore sicurezza, riducendo i tempi di fermo dei convogli”. 

E nei singoli territori come può essere impiegata? 

“Firenze ha un ecosistema forte nei servizi avanzati, nella ricerca e nella manifattura di qualità, dove tecnologie di data science e AI generativa possono supportare analisi avanzate, progettazione, servizi e organizzazione dei processi. 

Livorno può giocare una partita importante nella logistica e nell’energia, ad esempio attraverso sistemi predittivi e computer vision applicati alla gestione delle merci, dei flussi portuali e della sicurezza operativa. 

Massa Carrara ha competenze manifatturiere e industriali che possono beneficiare molto dell’integrazione tra AI e processi produttivi, ad esempio con sistemi di computer vision applicati all’analisi del marmo, al controllo qualità e all’ottimizzazione delle lavorazioni.  

Ma il punto vero non è avere qualche eccellenza tecnologica isolata: è diffondere queste capacità in modo più ampio nel sistema economico e amministrativo”. 

Il 2026 sarà l’anno del trasferimento dell’AI alla manifattura, ed è impossibile non parlare di robotica e di umanoidi. 

“Anche la robotica è stata rivoluzionata ed è diventata a guida AI: fra non molto avremo robot di nuovissima generazione antropomorfi e umanoidi che sapranno usare la “testa” e non solo avvitare bulloni. Opportunamente addestrata, farà queste operazioni come le fa un uomo. Ma questo meriterebbe una intervista a parte, con tutte le implicazioni che comporta in campo sociale, lavorativo, etico”. 

L’AI distrugge lavoro? E di che tipo? E che tipo di lavoro può creare invece? 

“Sì, alcune mansioni verranno ridotte o trasformate, soprattutto quelle più ripetitive, standardizzabili e amministrative. Ma il punto vero è capire se il sistema sarà capace di creare nuove professionalità prima che quelle vecchie vengano svuotate. L’AI può generare lavoro qualificato nella gestione dei dati, nella cybersecurity, nell’integrazione dei processi, nella manutenzione predittiva, nel controllo qualità e nell’organizzazione avanzata delle imprese.  

Il rischio non è la tecnologia in sé. Il rischio è affrontare questa trasformazione senza formazione, senza politiche attive e senza una strategia condivisa tra imprese, istituzioni e sistema educativo. Se lasciata sola, l’AI può aumentare disuguaglianze e lavoro povero”.  

Nel Manifesto si insiste molto su università, ricerca e formazione. Ma la Toscana riesce davvero a trasformare questo patrimonio in sviluppo economico e lavoro di qualità? 

“La Toscana ha punte di eccellenza universitaria e scientifica riconosciute a livello internazionale. Il problema non è l’eccellenza, ma la capacità media del sistema di dialogare con i bisogni reali dei distretti produttivi. Oggi è difficile trovare competenze formate negli ambiti più strategici dell’innovazione digitale e organizzativa. E allo stesso tempo molti giovani non vedono percorsi professionali chiari sul territorio. Senza un collegamento più forte tra formazione, professioni emergenti e lavoro qualificato, il rischio è duplice: imprese che non trovano competenze e persone che cercano futuro altrove”. 

Cosa si può fare concretamente per favorire questa contaminazione? Ci sono esperienze virtuose replicabili? 

“Con l’Università di Pisa da tempo è in atto una esperienza che incrocia le competenze che sviluppano dipartimenti e laboratori di ricerca con il fabbisogno delle aziende. L’ateneo ci crede a tal punto che ha assegnato una delega specifica alla relazione con le imprese, a valle della convenzione firmata con Confindustria Toscana Centro e Costa: convenzione che ha dato frutti interessanti in diversi campi industriali”. 

Gli ultimi dati statistici elaborati dalla Camera di Commercio di Firenze mostrano un rallentamento nella creazione di nuove imprese costituite da giovani: nell’ultimo decennio le aziende guidate da under 35 sono passate da 9.000 a 6.000. E’ preoccupato per questa tendenza?  

“Sì, è un tema che mi preoccupa. Non perché manchi talento, ma perché fare impresa oggi richiede più capitale, più competenze e più capacità di reggere l’incertezza rispetto al passato. Se un giovane percepisce che il territorio non offre accesso a reti, competenze, clienti e capitali, tende a rinunciare oppure a costruire il proprio percorso altrove. 

La Toscana ha realtà interessanti e un ecosistema che negli anni è cresciuto, ma deve smettere di considerare startup e innovazione come eccezioni narrative o fenomeni di nicchia. Devono diventare parte ordinaria della politica industriale e dello sviluppo territoriale”. 

In definitiva, quali sono le priorità del suo mandato? E di che tipo di Confindustria ha bisogno la Toscana? 

“Le priorità sono tre: diffondere innovazione nelle imprese, rafforzare il legame tra competenze e lavoro qualificato e rendere più efficace il dialogo tra sistema produttivo e pubblica amministrazione. 

Oggi serve una Confindustria che non sia soltanto rappresentanza di interessi, ma attore del sistema territoriale. Questo significa ascoltare le imprese, tradurre i loro bisogni in proposte concrete, contribuire alla diffusione dell’innovazione e partecipare responsabilmente alla costruzione delle soluzioni. 

La diffusione dell’innovazione non avviene da sola. Bisogna accrescere cultura d’impresa, consapevolezza tecnologica e capacità organizzativa. Per questo sono importanti le attività di sensibilizzazione e informazione che il sistema confindustriale porta avanti sui temi dell’innovazione digitale e dell’Intelligenza Artificiale, così come il supporto operativo offerto attraverso strutture come il Digital Innovation Hub di Confindustria Toscana e le nostre società che operano nella formazione e nei servizi alle imprese. 

Rappresentare le imprese oggi significa contribuire a mantenere la Toscana un luogo dove abbia ancora senso investire, lavorare e costruire futuro”. 

Autore:

Cristiano Meoni

Potrebbe interessarti anche

Articoli Correlati


Innovazione

13 maggio 2026

La cybersecurity è la priorità digitale delle imprese (più dell’intelligenza artificiale)

Leggi tutto
Innovazione

12 maggio 2026

Festival della Robotica, a Tirrenia la sesta edizione dedicata a disabilità e Ia

Leggi tutto
Innovazione

05 maggio 2026

Ia e Pmi, gap da colmare: solo il 14,2% delle piccole imprese usa l’intelligenza artificiale

Leggi tutto

Hai qualche consiglio?

Scrivi alla nostra redazione

Contattaci