Una boutique di Alexander McQueen
Tempo di esuberi per Alexander McQueen, il marchio di moda controllato dal gruppo francese Kering con stabilimenti a Scandicci, Novara e Parabiago (Milano). L’azienda giovedì 12 marzo ha avviato una procedura per licenziamenti collettivi che coinvolge 54 lavoratori su un totale di 181 dipendenti, una riduzione pari a circa un terzo della forza lavoro complessiva. Lo comunicano i sindacati.
La misura si inserisce in un piano di riorganizzazione necessario, secondo l’azienda, a riportare i conti in equilibrio e rivedere l’organizzazione dei processi produttivi. La procedura riguarda i siti produttivi italiani del marchio, tra cui quello di Scandicci, nel distretto della pelletteria fiorentina. Nei giorni scorsi Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, insieme alle rappresentanze sindacali aziendali, hanno incontrato la direzione dell’azienda per fare il punto sulla situazione.
Un triennio economico critico
Secondo quanto emerso nel confronto, il quadro economico del brand nel triennio 2022-2025 viene definito estremamente critico. Il marchio britannico della moda, fondato dallo stilista Lee Alexander McQueen e acquisito dal gruppo Kering nel 2001, negli ultimi anni ha registrato un rallentamento delle performance commerciali. Alcune stime di mercato riportate da Business of fashion indicano ricavi annuali scesi sotto i 200 milioni di euro, lontani dall’obiettivo iniziale del gruppo di trasformare il brand in un marchio da un miliardo di euro.
I sindacati: misure alternative alle uscite
I sindacati esprimono «forte preoccupazione e netta contrarietà rispetto a una decisione che rischia di avere un impatto sociale e occupazionale estremamente rilevante». La riduzione del personale, sottolineano le organizzazioni sindacali, potrebbe avere conseguenze non solo sui lavoratori direttamente coinvolti ma anche sull’organizzazione produttiva e sulla filiera collegata al marchio.
Per questo Filctem, Femca e Uiltec chiedono l’apertura di un confronto approfondito con l’azienda per individuare soluzioni alternative ai licenziamenti. Tra le proposte avanzate dalle sigle sindacali figurano l’attivazione di ammortizzatori sociali per gestire la fase di difficoltà e il ricorso alla mobilità interna all’interno del gruppo Kering per favorire la ricollocazione dei lavoratori.
Nei prossimi giorni dovrebbe aprirsi il confronto formale previsto dalla procedura di legge. Il tavolo servirà a valutare possibili soluzioni per ridurre l’impatto occupazionale e verificare eventuali percorsi di ricollocazione o gestione non traumatica degli esuberi in uno dei marchi storici della moda internazionale controllati dal gruppo Kering. (em)
(notizia in aggiornamento)