Settemila lavoratori edili over 60, da sostituire in breve tempo: è una delle sfide che dovrà affrontare il settore delle costruzioni in Toscana, secondo quanto emerso alla presentazione del neonato Osservatorio regionale dell’edilizia, promosso da Ance Toscana. L’Osservatorio è stato presentato nel corso di ‘Generazione cantiere‘, evento promosso a Firenze da Ance Toscana e Ance Toscana Giovani, con l’obiettivo di attrarre giovani talenti in un settore che, pur con i timori dovuti all’imminente conclusione del Pnrr, nel 2025 ha registrato a livello regionale una crescita del valore aggiunto del 2,3% e un incremento occupazionale di circa il 4%.
In un anno 12mila formati dalle scuole edili
Lo studio sull’edilizia illustrato da Sara Pucci (Ance Toscana) evidenzia che dal 2019 al 2025 le imprese iscritte alle casse edili sono salite da 7.602 a 9.531, con una crescita della dimensione media e dell’incidenza di imprese con più di 15 addetti. Nell’ultimo anno, le scuole edili hanno somministrato oltre 1.500 corsi per più di 11.000 ore di formazione, formando oltre 12.500 persone. La maggior parte della formazione è dedicata alla sicurezza, in particolare ai lavoratori al primo ingresso (oltre 1.200 corsi, 2.000 ore, quasi 2.000 formati). Le imprese attribuiscono un punteggio superiore a quattro (su una scala da uno a cinque) alla disponibilità degli operatori, capacità organizzativa, qualità e utilità dei corsi delle scuole edili.
Anche per l’Its Ate (Accademia Tecnologica Edilizia) il numero di corsi, ammessi e frequentanti è cresciuto: oltre l’80% degli ammessi ha conseguito il diploma e oltre il 70% ha trovato lavoro a breve termine grazie all’Its. Il 93% dichiara di avere un lavoro in linea con il percorso svolto. “La questione oggi – chiosa Rossano Massai, presidente di Ance Toscana – non è soltanto dire che mancano lavoratori, cosa che ormai sappiamo tutti. Il vero tema è che mancano competenze adeguate ad accompagnare la trasformazione profonda dei nostri cantieri”.
Secondo lo studio, il 72% delle imprese dell’edilizia in Toscana dichiara di voler investire meno di 20 ore all’anno per addetto in formazione, indicando la necessità di reperire competenze dal mercato del lavoro e dal sistema formativo esterno. Solo il 40% delle imprese si impegna in contesti di innovazione tecnologica, di processo e di prodotto o digitalizzazione. C’è poca sensibilità su intelligenza artificiale, Bim (Building Information Modeling, per creare un modello informativo 3D intelligente di un edificio), automazione e robotica: questo, per le imprese a causa di costi e mancata visione del risultato. Le aziende appaiono maggiormente concentrate su tematiche legate a sostenibilità, economia circolare, efficienza energetica e introduzione di materiali innovativi.
Una pluralità di figure professionali richieste
L’87% delle imprese toscane necessita di figure operaie, soprattutto muratori, operatori di macchine e carpentieri, mentre il 69% cerca figure tecniche come direttori di cantiere e project manager. Mancano tecnici assistenti, direttori di cantiere, tecnici di contabilità di cantiere che risultano anche i più difficili da reperire insieme a project manager e responsabili di commessa. Le imprese necessitano di competenze legate alla gestione e organizzazione del cantiere, contratti, contabilità di cantiere, controllo dei costi, gestione della sicurezza e gestione dei rifiuti. Un tema che, per Massai, “non si risolve con misure temporanee o con progetti episodici: serve una strategia stabile. La nostra richiesta alle istituzioni è quindi quella di costruire insieme un sistema permanente di confronto, programmazione e monitoraggio”.
il presidente di Ance Toscana ha avanzato una serie di proposte operative, partendo dall’istituzione di un tavolo regionale permanente che dovrebbe servire a leggere meglio i fabbisogni e i dati provenienti dall’Osservatorio regionale dell’edilizia per programmare in modo più efficace il sistema formativo. “Puntiamo molto sulla filiera del 4+2 – ha sottolineato – perché riusciamo ad avere figure che possono entrare in cantiere con una base formativa non indifferente. Oggi, lo dico chiaramente, chi esce da scuola, chi ha il diploma, va costruito completamente dall’impresa, viene in cantiere e non è assolutamente preparato. Il 4+2 ci permette di avere figure che vanno perfezionate, ma che hanno già una base che ci permette di farli crescere più velocemente”.
Segnali positivi su fronte della sicurezza
Non solo: secondo Massai è necessario un impegno importante per la formazione in nuove tecnologie come robotica e intelligenza artificiale, per evitare che il settore rimanga indietro rispetto all’evoluzione tecnologica; e con il cambiamento dei sistemi di lavorazione e dei tipi di cantiere è fondamentale rivedere e aggiornare costantemente gli aspetti legati alla sicurezza. A tal proposito Stefano Frangerini, presidente dell’Its Ate, ha auspicato per la Toscana una legge regionale che renda obbligatorio un percorso di formazione per l’imprenditore attivo nell’edilizia, affinché abbia le conoscenze necessarie in materia di sicurezza.
I risultati dello studio indicano un miglioramento della sicurezza nei cantieri: il numero di sopralluoghi è aumentato a 1.945 nel 2025, ma dal 2023 l’incidenza delle criticità è passata da 560 a 468 ogni 100 sopralluoghi. Le criticità si concentrano sulla caduta dall’alto (in leggero aumento) e sull’area gestionale amministrativa (in miglioramento). Sono in diminuzione le criticità relative a impianti, macchine, attrezzature, organizzazione del cantiere e ambiente di lavoro. Torna però il fattore invecchiamento: i dati delle casse edili mostrano che le ore di infortuni crescono con l’età e l’esperienza del lavoratore, evidenziando la necessità di formazione continua.
Formare alla sicurezza: teoria scolastica e tirocini in cantiere
Ma la formazione per la sicurezza deve cominciare già in età verde: è il presupposto da cui parte il progetto ‘Vivere il cantiere e impararlo a scuola‘, che Formedil Pisa e Inail hanno portato a ‘Generazione cantiere’ come esempio positivo, insieme al progetto di orientamento Rigenera-Menti presentato dal Polo Tecnico Professionale Ies (Innovazione Edilizia e Sostenibilità). Oltre a fornire certificazioni valide per il futuro impiego e dispositivi di protezione individuale, il percorso ‘Vivere il cantiere e impararlo a scuola’ integra la teoria scolastica con tirocini diretti in azienda, permettendo ai ragazzi di acquisire una consapevolezza operativa matura.
“Negli anni è stato portato avanti questo progetto – ha spiegato Sabina Piccione, responsabile processo prevenzione della direzione regionale Inail Toscana – che vuole arrivare alla coscienza dei ragazzi con un percorso formativo e addestrativo, che li porta ad avere le prime competenze come neoassunti in un cantiere. Ci si rivolge allo studente, ma di fatto lo si considera un lavoratore al primo ingresso nel cantiere: questo è importante perché lo considera già un lavoratore maturo, ed è per questo che si rivolge alle sue competenze anche normative, di responsabilità, perché vuole costruire un ragazzo che sia formato e consapevole dei rischi che esistono in un cantiere. Dunque ci sarà una prima formazione che si rivolge ad addestrarlo anche mentalmente a percepire quale sia il rischio, perché non solo occorre illustrarli, occorre anche verificare che il ragazzo stesso li percepisca“.
Leonardo Testai