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19 maggio 2026

Kering: “Rilanciamo i marchi, nessuna delocalizzazione”. Ma i sindacati chiedono certezze e manifestano

Sciopero contro i licenziamenti annunciati da Alexander McQueen. “Nessun collegamento col piano di ristrutturazione”, risponde l’azienda.

Silvia Pieraccini
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Il 20 maggio è il giorno dello sciopero – con manifestazione a Scandicci – dei lavoratori del gruppo francese del lusso Kering – che possiede, tra gli altri, i marchi Gucci, Saint Laurent, Bottega Veneta, Balenciaga, Alexander McQueen, Brioni, Ginori – indetto dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. La motivazione, afferma una nota, è “l’indisponibilità del management a discutere del piano di riorganizzazione di tutto il gruppo, denominato ‘ReconKering’, mai presentato ai sindacati, e dei 54 esuberi annunciati in Alexander McQueen per i quali l’azienda non intende attivare alcun tipo di ammortizzatore sociale”.

Il ‘dimagrimento’ di McQueen era deciso da mesi

Kering – che in Italia impiega 13.800 persone, di cui 5.600 in Toscana tra uffici, fabbriche e negozi – risponde tenendo nettamente separate le due questioni. Sulla riduzione del personale italiano del marchio McQueen, l’azienda afferma che “la difficile decisione è stata presa mesi fa, prima del piano ‘ReconKering’ presentato nell’aprile scorso a Firenze” dal ceo Luca de Meo ed è coerente “con l’evoluzione del modello operativo della maison e con la revisione strategica delle sue attività a livello globale” che puntano a riportare il marchio alla redditività.

I confronti con le Rsu non sono mai venuti meno

Sulla strategia di Kering, invece, l’azienda si dice “da sempre impegnata a mantenere un dialogo costruttivo con le rappresentanze sindacali” e precisa di essersi “sempre confrontata con i rappresentanti dei dipendenti secondo un calendario definito e comunicato da tempo: il prossimo incontro è previsto per l’inizio di giugno”.

Nessuna commessa trasferita all’estero

Per il resto Kering ribadisce l’impegno “incrollabile” verso un made in Italy di qualità e la volontà di “continuare a privilegiare le eccellenze artigianali e manifatturiere del territorio italiano, che è e rimarrà un Paese centrale nella strategia di Kering”. “Nessun rischio di delocalizzazione all’orizzonte”, afferma l’azienda rispondendo così ai dubbi dei sindacati, in particolare di quelli fiorentini, che temono un trasferimento di alcune lavorazioni pellettiere oltreconfine per inseguire una riduzione dei costi.

Meno fornitori, più trasparenza della filiera

Nonostante i risultati ancora in calo (ricavi 2025 a 14,675 miliardi di euro, -13% a cambi correnti; ebitda a 3,675 miliardi, -19%), Kering scommette sulla crescita legata al nuovo piano di ristrutturazione che prevede, tra l’altro, una revisione profonda della filiera produttiva, oggi formata – a livello italiano – da 4.200 fornitori con il 25% di questi (un migliaio) che realizza il 98% della produzione. Lo stop a questa frammentazione, che peraltro incide sulla trasparenza e sulla compliance, è già deciso. “L’aggregazione e il consolidamento delle Pmi che compongono la filiera rappresentano una tendenza inevitabile e prioritaria per Kering – afferma il gruppo – realizzabile unicamente attraverso collaborazioni di lungo periodo con partner che condividano la nostra visione di tutela del made in Italy”. L’obiettivo, in sostanza, è costruire un modello più integrato, e dunque più trasparente e più tracciabile, anche per evitare i casi di sfruttamento dei lavoratori della subfornitura che si sono verificati in altri gruppi.

I sindacati chiedono il ritiro dei licenziameni McQueen

La manifestazione del 20 maggio partirà dal quartier generale di Gucci a Scandicci e arriverà alla sede di Kering, sempre a Scandicci. I sindacati Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec chiedono il ritiro immediato dei licenziamenti annunciati nel marchio McQueen (54 su 181 dipendenti nei tre stabilimenti di Scandicci, Novara e Parabiago) e la tutela di tutti i posti di lavoro. “È necessario attivare tutti gli ammortizzatori sociali disponibili – affermano i sindacati – individuare soluzioni alternative agli esuberi e aprire un confronto vero, preventivo e di gruppo. La crisi non può essere scaricata sulle persone”.

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Silvia Pieraccini

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