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Finanza

07 maggio 2026

Credito alle imprese, l’idea di Marzi: “Un tavolo con le banche per monitorare i problemi e risolverli”

Parla la vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa con delega a credito, finanza e fisco: “Tassi in rialzo? Un problema. Non dimentichiamo i temi Esg”.

Cristiano Meoni
Francesca Marzi, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa

Francesca Marzi, vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa

Francesca Marzi, 46 anni, CFO e HR manager nonché membro del board di Magis spa – azienda di Empoli produttrice di nastri adesivi e soluzioni per il packaging – mostra un entusiasmo contagioso. Vicepresidente di Confindustria Toscana Centro e Costa, le è stata affidata la delega a credito, finanza e fisco, che intende portare avanti con energia e pragmatismo.

Partiamo dal territorio, quello delle province di Firenze, Livorno e Massa Carrara. Le imprese vengono da anni difficili e hanno di fronte uno scenario macroeconomico non migliore. Qual è il suo punto di vista?

“Senza dubbio veniamo da anni complessi, nel corso dei quali però le imprese hanno dimostrato una forte capacità di tenuta. Il quadro finanziario oggi è più delicato: energia, denaro, materie prime, compressione dei margini sono tutti elementi che richiedono una gestione più  impegnativa della liquidità. Nei nostri territori ci sono aziende diverse sia per tipologia che per dimensione ma che condividono la stessa esigenza di avere strumenti finanziari adeguati per sostenere il circolante ma anche gli investimenti per la crescita”.

La Bce quasi sicuramente aumenterà i tassi, a meno che la guerra in Iran non finisca subito, andando ad aggravare l’indebitamento delle imprese. E’ un costo che l’industria può accollarsi?

“Non c’è solo il prospettato aumento dei tassi. Non ci dimentichiamo che veniamo da una stagione a tassi quasi azzerati e che il costo del denaro è già più elevato rispetto al passato. Pesa soprattutto sulle pmi perchè incide sulla loro capacità di finanziare gli investimenti e l’innovazione e il capitale circolante. L’industria può sostenere un aumento dei tassi solo se il credito resta accessibile e coerente con i costi industriali”.

In tempi sempre più complessi il rapporto impresa-banca diventa cruciale. Come renderlo più fluido ed efficace?

“Sì, è un rapporto centrale. Serve dialogo, non contrapposizione. Da parte mia, ho immaginato un percorso in tre tempi: ascolto, analisi, azione. In concreto stiamo costruendo un tavolo strutturale banche-imprese che partirà a breve e che vedrà insieme imprenditori di diverse estrazioni e decisori delle principali banche”.

Come funzionerà il tavolo?

“Immagino due incontri l’anno, in cui si ascoltano le criticità e le si trasformano in soluzioni operative. Un esempio: la banca ascolterà i problemi che le aziende riscontrano nel loro percorso di crescita, a questo punto può nascere un nuovo prodotto, un’azione formativa per le nostre imprese, una campagna informativa sul territorio. In parallelo stiamo lavorando a iniziative mirate all’accesso al credito per strumenti finanziari di crescita”.

Lato imprese, cosa può essere fatto per migliorare l’approccio al credito bancario?

“Sembra una risposta banale, ma le imprese devono sapersi presentare “bene” al sistema bancario. Con i dati aggiornati, ad esempio. Con un business plan avanzato e una gestione finanziaria strutturata. Questo per consentire agli istituti di credito di avere da subito gli elementi per svolgere al meglio il proprio lavoro”.

Le piccole imprese, che sono le più numerose, spesso però non dispongono degli strumenti che sono richiesti dalle banche…

“Questo è quello che dovrebbe emergere dal tavolo. Affronteremo lì il problema, cercando di capire cosa vuole la banca e come possiamo aiutare le piccole imprese a fornire ciò che la banca richiede”.

Quanto i nuovi strumenti di finanziamento delle imprese (venture capital, anticipo fatture digitale, lending crowfunding) possono essere adatti a un tessuto di pmi come quello toscano?

“Sono strumenti non adatti a tutte le imprese, ma è qui che si misura l’importanza di avere un’organizzazione alle spalle come Confindustria. L’Area economica Innovazione e Sostenibilità è un team fondamentale senza il quale non potrei lavorare”.

Si è appena chiusa la vicenda delle aziende che erano state parzialmente escluse dal credito d’imposta Industria 5.0, pur essendovi state ammesse: in questi giorni sono arrivate le conferme del credito. Che morale trarre da questo incidente di percorso?

“Che in economia il fattore più importante è la certezza. La fiscalità deve essere uno strumento di sviluppo e non una fonte di incertezza. Se si perde la fiducia delle imprese, già molto è compromesso. L’altra lezione che arriva da Industria 5.0 è che gli incentivi devono essere più semplici e leggibili”.

Ultimamente si parla meno delle tematiche Esg, quasi fossero state espunte dalla narrazione economica d’emergenza…

“Se ce ne dimenticassimo faremmo un grave errore. Il tema della sostenibilità è sempre presente anche se silente e anzi assumerà nel tempo un peso crescente, ad esempio nelle valutazioni del sistema finanziario. Non è affatto una moda che passa”.

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Cristiano Meoni

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