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        <title>t24 - Toscana 24</title>
        <link>https://www.t24economia.it/</link>
        <description>Il quotidiano economico toscano</description>
        <language>it</language>
        <lastBuildDate>Sat, 18 Apr 2026 09:37:44 GMT</lastBuildDate>
        
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        <title>Quella Toscana in crisi d&#8217;identit&#224; ma al top nei consumi nazionali</title>
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        <pubDate>Sat, 18 Apr 2026 09:37:44 GMT</pubDate>
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<p>La guerra in Medio Oriente entra nelle case degli italiani sotto forma di inflazione. Non colpisce tutti allo stesso modo e non pesa allo stesso modo nei bilanci familiari.&nbsp;Prende di mira&nbsp;soprattutto<strong> ciò che non si può evitare: alimentari, bollette, trasporti</strong>, anche perché&nbsp;sono consumi&nbsp;molto correlati&nbsp;all’aumento dei costi energetici.&nbsp;Ed è lì che si misura la vera vulnerabilità.&nbsp;</p>



<p>Un’indagine del&nbsp;Sole 24 Ore su dati Istat ha&nbsp;segnalato chi paga di più il conto del carovita da guerra. Sono le famiglie con più figli e i single senza lavoro o con lavoro precario, principalmente nelle regioni del Sud Italia.&nbsp;&nbsp;Unica eccezione il Piemonte,&nbsp;che presenta valori da Mezzogiorno, sia per quanto riguarda la&nbsp;spesa media mensile&nbsp;complessiva (2.623 euro&nbsp;a&nbsp;famiglia) sia per l’incidenza dei consumi&nbsp;obbligati&nbsp;sul totale (46,7%).&nbsp;</p>



<p><strong>E poi c’è la Toscana</strong>.&nbsp;Una regione attraversata da difficoltà strutturali: segnali di deindustrializzazione, crescita debole,&nbsp;crisi demografica.&nbsp;Eppure&nbsp;i dati sui consumi&nbsp;citati dal&nbsp;“Sole”&nbsp;sono sorprendenti e&nbsp;introducono un elemento che merita attenzione.&nbsp;</p>



<p>La spesa media mensile delle famiglie toscane è al top in Italia: 3.160 euro, in linea con la Lombardia (3.162 euro), più di quella di regioni solide come l’Emilia Romagna (3.085), il Lazio (3.081) e il Veneto (2.863), mentre la media nazionale è di 2.755 euro. Sopra ci sono soltanto le Province autonome di Bolzano (3.990 euro) e Trento (3.194).  Maglia nera la Puglia, con 2.000 euro. </p>



<p>Ma, soprattutto, in Toscana l’incidenza delle spese obbligate – quelle che si fanno per tirare avanti, per lo stretto necessario &#8211; si ferma al 39,2%, ben al di sotto della media nazionale del 42,3% e lontana dai livelli di territori più in difficoltà. Per incidenza delle spese di necessità sul totale la Toscana presenta il terzo miglior risultato dopo la Provincia autonoma di Bolzano (32,6%) e il Lazio (38,4%). <strong>In Toscana, dunque, nel 2025 le famiglie hanno speso di più che altrove, soprattutto per beni voluttuari o comunque non di stretta necessità. </strong></p>



<p>Vanno fatte le dovute premesse: il dato è antecedente all’inizio della guerra e dello choc petrolifero  (ma&nbsp;lo stesso vale&nbsp;per le altre regioni); inoltre va segnalato che dal 2019 a oggi&nbsp;il potere d’acquisto delle famiglie, toscane e italiane, è diminuito: lo choc del Covid non è mai stato completamente riassorbito.&nbsp;</p>



<p>Ma questo dato&nbsp;una domanda la pone:&nbsp;perché, in una regione che mostra segnali di affaticamento sul piano produttivo&nbsp;e ripercussioni su quello sociale,&nbsp;che giustamente contrasta processi di&nbsp;deindustrializzazione,&nbsp;<strong>le famiglie sembrano mantenere un livello di spesa relativamente alto e, soprattutto, una quota significativa di consumi non obbligati?&nbsp;</strong></p>



<p>Le spiegazioni possono essere diverse: una popolazione più anziana, con una presenza rilevante di pensionati, che garantisce redditi più stabili e meno esposti alle fluttuazioni da choc; famiglie meno numerose, che riducono la pressione sulle spese essenziali; la ricchezza sommersa in alcune comunità imprenditoriali a guida straniera (cinesi), con capacità di spesa superiore a quella reddituale ufficiale; o più probabilmente la forte presenza di turisti &#8220;spending&#8221;, che nella regione &#8211; fatta eccezione per le località costiere &#8211; è spalmata su tutto l&#8217;anno. Ma non basta a spiegare tutto. <strong>Né possiamo rifugiarci nel rigetto della realtà</strong> rispolverando lo stereotipo di una Toscana tutto sommato “felix”. </p>



<p>Quello che emerge&nbsp;dal dato&nbsp;è un quadro più complesso di quanto la narrazione quotidiana lasci intendere. <strong>Accanto a una Toscana che fatica sembra esistere una Toscana che continua a sostenere i consumi, che mantiene una certa capacità di spesa, che non è interamente schiacciata sul necessario</strong>.&nbsp;Questo dicono i numeri delle spese 2025 prodotti dall’Istat.&nbsp;</p>



<p>Non è una contraddizione, è&nbsp;una sovrapposizione&nbsp;di&nbsp;situazioni&nbsp;diverse.&nbsp;E forse è proprio qui che i dati aiutano a leggere meglio la realtà. Perché mostrano che la fragilità economica non si distribuisce in modo uniforme e che, anche dentro contesti difficili, possono persistere spazi di tenuta.&nbsp;Insomma, due Toscane in una sola.&nbsp;</p>
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        <title>Rinnovabili&#58; via libera della Regione a un impianto agrivoltaico da 20 Mw a Altopascio</title>
        <link>https://www.t24economia.it/art/rinnovabili-via-libera-della-regione-a-un-impianto-agrivoltaico-da-20-mw-ad-altopascio-e-pareri-negativi-per-un-parco-eolico-a-firenzuola-e-un-parco-fotovoltaico-ad-arezzo</link>
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        <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 21:54:29 GMT</pubDate>
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<p>Presentato alla fine del 2024 dalla società milanese Rne 13, ottiene adesso la pronuncia positiva di compatibilità ambientale da parte della Giunta regionale il progetto di realizzazione di un <strong>impianto agrivoltaico da 19,9 megawatt di potenza ad Altopascio (Lucca)</strong>, vicino all&#8217;autostrada A11, articolato &#8220;in modo da consentire la coesistenza dell’attività di produzione di energia con le attività agricole&#8221;. L&#8217;impianto prevede l&#8217;installazione di 26mila moduli fotovoltaici (composti da pannelli bifacciali in silicio monocristallino, ad elevata efficienza, con vetri frontali temperati trasparenti e dotati di rivestimento antiriflesso).</p>



<p>L&#8217;istruttoria regionale ha imposto modifiche per migliorare la sostenibilità ambientale, ridurre la superficie occupata dai pannelli, diminuire la potenza di picco, fino a decretare la compatibilità con l&#8217;ambiente.  </p>



<h2>No al fotovoltaico a terra ad Arezzo</h2>



<p>Decisione diversa, invece, quella della Regione chiamata a esprimere il parere, nel procedimento di valutazione d&#8217;impatto ambientale di competenza statale, sul progetto di impianto fotovoltaico denominato “Quarata”, della<strong> potenza di picco di 31,9 Mw nel comune di Arezzo</strong>, proposto dalla società Quarry PV srl. Si tratta di un impianto fotovoltaico installato a terra, costituito da 51mila moduli fotovoltaici in silicio monocristallino bifacciali, con una superficie coperta di circa 14,6 ettari (rispetto a una superficie totale di 41 ettari). L&#8217;istruttoria svolta dagli uffici regionali ha evidenziato un impatto sul paesaggio (in particolare sulla vegetazione, fauna e ecosistemi) e sulla pianificazione regionale, per il contrasto rilevato col Piano cave regionale come recepito dal Comune di Arezzo.</p>



<h2>Le pale al confine con l&#8217;Emilia-Romagna</h2>



<p>Parere negativo della Regione, sempre in un procedimento di valutazione d&#8217;impatto ambientale di competenza statale, sul progetto di un parco eolico “Monte La Fine e Monte Pratolungo” della <strong>potenza di 78 Mw, e una produzione di circa 206,9 gigawattora all&#8217;anno, situato nei comuni di Castel del Rio (Bologna) e Firenzuola (Firenze)</strong>, proposto da EEA Italy Wind srl. Il progetto prevede 13 pale (7 a Firenzuola e 6 a Castel del Rio), ciascuna di potenza pari a 6 megawatt, distribuite in modo lineare da est a ovest lungo un tracciato di circa sette chilometri, coprendo una superficie di 24 ettari a una quota media di 860 metri, con torre di altezza pari a 105 metri e rotore di 150 metri. </p>



<p>La Regione contesta l&#8217;impatto sul paesaggio e sulla vegetazione, fauna e ecosistema, ma anche la non- completezza progettuale in relazione alla connessione di rete e le carenze documentali sul progetto ai fini delle valutazioni sulle componenti “rumore”, “campi elettromagnetici” e “ambiente idrico, suolo e sottosuolo”.</p>



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      <item>
        <title>Svolta possibile per la Beko di Siena&#58; dialogo avviato con un potenziale investitore &#40;da Sesto&#41;</title>
        <link>https://www.t24economia.it/art/svolta-possibile-per-la-beko-di-siena-dialogo-avviato-con-un-potenziale-investitore-da-sesto</link>
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        <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 19:47:12 GMT</pubDate>
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        <![CDATA[
<p>Una società attiva a Sesto Fiorentino, che ha già rapporti col pubblico, potrebbe essere il soggetto che rileverà la gran parte dell&#8217;area ex Beko di Siena &#8211; ora in mano alla newco Sviluppo Industriale Siena che vede <a href="https://www.t24economia.it/art/beko-esce-da-viale-toselli-e-il-comune-di-siena-entra-nella-newco-con-invitalia">la partecipazione di Invitalia e Comune</a> &#8211; e i 154 lavoratori ancora in forza all&#8217;azienda, attualmente in cassa integrazione. Lo ha rivelato Gabriele Corradi, membro del Cda di Sviluppo Industriale Siena nominato dal Comune, nel corso della sua audizione in commissione garanzia e controllo del Comune.</p>



<p>Al momento, ha precisato Corradi, non è possibile fare il nome dell&#8217;azienda con cui le interlocuzioni sono in corso, e anzi sono già a un punto piuttosto avanzato, citando la necessità di ulteriori verifiche da effettuare, e rinviando a dopo l&#8217;estate la presentazione del nome. Su cui per adesso si possono fare solo ipotesi: nell&#8217;ambito dell&#8217;industria meccanica, e dei settori contigui ad essa, a Sesto Fiorentino operano diramazioni di grandi multinazionali come Thales Italia e Hitachi (con Hitachi Rail Gts, la branca dedicata al segnalamento ferroviario), ma anche realtà &#8211; pur importanti &#8211; di dimensioni più contenute. Fra gli altri colossi attivi a Sesto, arduo ipotizzare un interessamento di Eli Lilly, alla luce della dialettica aperta con la Regione Toscana sui farmaci innovativi che già <a href="https://www.t24economia.it/art/in-bilico-i-nuovi-investimenti-di-lilly-a-sesto-la-regione-penalizza-i-nostri-farmaci-innovativi" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sta tenendo in standby potenziali nuovi investimenti</a> proprio nel comune della Piana fiorentina.</p>



<p>Fin qui le manifestazioni di interesse per la ex Beko di Siena finora emerse riguardano porzioni limitate dell’area di viale Toselli: fra i soggetti citati figurano Galenica, Cis, Battistolli Sicurezza e Pianigiani Rottami. Chiunque subentrerà nell&#8217;immobile, dovrà anche accollarsi i costi di bonifica, su progetto tecnico fornito da Sviluppo Industriale Siena, con l&#8217;obbligo di bonifica del sottosuolo &#8211; di un sito produttivo attivo dagli anni &#8217;60 &#8211; in capo a Beko. (lt)</p>
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      <item>
        <title>L&#8217;Economia del Mare in Toscana vale quasi il 5&#37; del Pil &#40;e il 4&#44;3&#37; degli occupati&#41;</title>
        <link>https://www.t24economia.it/art/in-toscana-economia-del-mare-vale-quasi-il-5-del-pil-e-il-43-degli-occupati</link>
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        <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 19:14:48 GMT</pubDate>
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        <![CDATA[
<p>Tra cantieristica, shipping e turismo, in Toscana l&#8217;Economia del Mare pesa per il 4,7% sul valore aggiunto regionale, contro l&#8217;11,3% nazionale, e per il 4,3% sull’occupazione regionale: sono i dati contenuti nel rapporto di Boston Consulting Group per Confindustria presentato oggi a Genova, nell&#8217;ambito dell&#8217;evento del progetto &#8220;Capitali dell&#8217;Economia del Mare&#8221; promosso dall&#8217;associazione. Al centro del confronto con istituzioni e sistema produttivo, la semplificazione normativa, l&#8217;innovazione e la formazione come leve per rafforzare la competitività, attrarre investimenti e sostenere l&#8217;occupazione qualificata, consolidando il ruolo dell&#8217;economia del mare nel futuro industriale del Paese. Tra i presenti, il ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini.</p>



<p>&#8220;Il mare è il motore della nostra crescita, della nostra occupazione, del nostro benessere&#8221;, ha affermato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni in videocollegamento con l&#8217;evento. &#8220;Con oltre 200mila imprese e un milione di occupati &#8211; ha detto &#8211; l&#8217;economia del mare genera in Italia un valore aggiunto pari a 76 miliardi, siamo i primi in Europa per volume di merci movimentate a corto raggio, occupiamo i vertici dell&#8217;industria cantieristica e nautica ad alta complessità tecnologica con oltre il 40% del mercato mondiale nel settore dei superyacht e delle navi da crociera, un settore strategico che rende l&#8217;Italia protagonista nel Mediterraneo&#8221;.</p>



<h2>Malgrado la guerra vanno forte i megayacht</h2>



<p>Secondo il rapporto Bcg la filiera estesa della navalmeccanica in Italia genera circa 14,5 miliardi di valore aggiunto (circa l&#8217;1% del Pil nazionale), dando lavoro a quasi 180mila persone con oltre 14mila imprese, di cui il 40% attive nell&#8217;industria, il 5% nell&#8217;edilizia, il 22% nel commercio e il 33% negli altri servizi. Ogni milione di euro investito nella costruzione di una nave attiva circa 2,7 milioni in valore economico complessivo. A livello nazionale, il 60% dell&#8217;impatto economico rimane in Italia (1,1 milioni in effetti diretti, 0,6 milioni in effetti indiretti), mentre il restante 40% si distribuisce nella rete produttiva globale tra Germania (16%), Cina (13%), Francia e Usa (7% ciascuno). Con un valore complessivo delle esportazioni di 9,1 miliardi, l&#8217;Italia si conferma ai vertici della cantieristica navale europea, superando Germania, Paesi Bassi e Francia.</p>



<p>Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, ha evidenziato che &#8220;come nautica italiana abbiamo più del 50% dell&#8217;export nei megayacht rispetto a tutta la produzione mondiale&#8221;, segmento in cui la Toscana è forte. &#8220;Abbiamo moltiplicatori finanziari (5.2) e occupazionali (7.1) importanti&#8221;, ha aggiunto, sottolineando che a ostacolare la crescita ci sono &#8220;pressione fiscale eccessiva, costo dell&#8217;energia, norme regolatorie nel rapporto con le pubbliche amministrazioni, tempi secolari della giustizia civile&#8221;. Le tensioni in Medio Oriente &#8220;influiscono sulla piccola nautica&#8221;, secondo Formenti, mentre &#8220;i grandi yacht stanno ancora viaggiando a gonfie vele&#8221;.</p>



<h2>&#8220;Serve formare, avremo un fabbisogno di 175mila posti di lavoro&#8221;</h2>



<p>A giudizio di Mario Zanetti, delegato di Confindustria all&#8217;Economia del mare, &#8220;quello che serve è lavorare sulla capacità di attrarre occupazione, occupazione qualificata, che vada a colmare un gap. Nel prossimo quinquennio avremo un fabbisogno di 175mila posti di lavoro&#8221;. Si tratta, secondo Zanetti, &#8220;di posti di lavoro qualificati, posti di lavoro che seguono l&#8217;innovazione che pervade tutti i settori, che anticipano le tendenze. Semplificando, innovando e formando riusciamo a chiudere questo gap e rendere l&#8217;economia del mare un elemento fondamentale per la competitività delle imprese del nostro Paese e quindi per il nostro Paese&#8221;.</p>
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      <item>
        <title>Pmi poco &#8216;digitali&#8217; in Toscana&#44; Irpet consiglia pi&#249; collaborazione per non restare indietro</title>
        <link>https://www.t24economia.it/art/pmi-poco-digitali-in-toscana-irpet-consiglia-piu-collaborazione-per-non-restare-indietro</link>
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        <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 18:14:47 GMT</pubDate>
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<p>Anche la Toscana del digitale viaggia a due velocità: a un&#8217;ottima digitalizzazione dei servizi pubblici si contrappone un ritardo nell&#8217;adozione di tecnologie avanzate da parte delle piccole e medie imprese, secondo le analisi al centro di un seminario organizzato dall&#8217;Irpet a Firenze. C&#8217;è un gap dunque, e &#8220;per colmarlo c&#8217;è un rischio di accentuazione nei processi di polarizzazione fra territori, settori e imprese&#8221;, sottolinea Nicola Sciclone, direttore dell&#8217;Irpet.</p>



<h2>Bene Pa e cittadini, ma le Pmi tradizionali&#8230;</h2>



<p>Le analisi sottolineano l&#8217;importanza di un mix di politiche che non si limiti al sostegno finanziario, ma includa formazione specialistica e servizi di accompagnamento per colmare il divario di competenze. rafforzando gli ecosistemi territoriali e la collaborazione tra istituzioni e università per trattenere i talenti e incrementare la produttività regionale di fronte alla sfida dell&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p>&#8220;Le imprese utilizzano poco il potenziale di collaborazione che potrebbe esserci con gli hub innovativi, con i centri servizi che potrebbero orientarli nell&#8217;innovazione digitale&#8221;, ha affermato Sciclone, secondo cui &#8220;la Toscana nel confronto con gli altri territori è meglio posizionata nella competenze digitali della popolazione e nell&#8217;adozione di tecnologie digitali da parte dei servizi pubblici. E&#8217; peggio posizionata da questo punto di vista per i noti problemi: una forte presenza di settori tradizionali, la piccola dimensione d&#8217;impresa, quindi peggio posizionata per l&#8217;adozione e la diffusione delle tecnologie digitali nel sistema produttivo&#8221;.</p>



<h2>Un ecosistema ancora non abbastanza vissuto</h2>



<p>Solo il 3% delle imprese innovative toscane lavora con le università, il 3% con i Digital Innovation Hub, mentre il 36% preferisce pagare consulenti privati e il 54% sceglie di provvedere in autonomia. Dall&#8217;analisi di Irpet emerge un settore in crescita che in dieci anni può vantare un +74% di occupati digitali, ma il 24% dei laureati toscani in professioni digitali a cinque anni dalla laurea lavora in Lombardia, mentre in regione il 68% delle posizioni ad alta competenza digitale risulta di difficile reperimento.</p>



<p>Per Sciclone &#8220;le politiche di digitalizzazione sono strettamente intrecciate alle politiche formative, perché il tema è legato a quello della formazione delle competenze, ed i vantaggi della digitalizzazione si estendono oltre all&#8217;ambito strettamente produttivo, come il mercato degli apparti pubblici o il tema della sostenibilità ambientale per un uso più efficiente delle risorse naturali che la digitalizzazione, ad esempio in agricoltura, può consentire&#8221;.</p>



<p>Peraltro i processi di digitalizzazione, secondo Irpet, stanno migliorando il mercato degli appalti pubblici: tramite la piattaforma regionale Start è aumentata di otto punti percentuali la probabilità di aggiudicazione per le piccole e medie imprese (dal 39% al 47%), sono cresciute del 15% le offerte per ogni lotto e i ribassi sono aumentati del 20%. Sul fronte dei consumi, quasi il 90% della popolazione toscana accede a Internet per acquisti online, prenotazioni, pagamenti, home banking, fruizione di contenuti informativi e di intrattenimento. La strategia regionale S3 ha mobilitato 274,9 milioni di euro di investimenti, di cui il 41% destinato al digitale (112,9 milioni), con un moltiplicatore di 2,36. Questo significa, in base ai dati Irpet, che ogni euro pubblico ne attiva più di due di investimenti totali.</p>



<h2>L&#8217;Ai aumenta la produttività del lavoro (e non taglia posti)</h2>



<p>Giuseppe Albanese, responsabile dell&#8217;ufficio studi della sede di Firenze della Banca d&#8217;Italia, ha portato i dati di uno studio recente sull&#8217;impatto dell&#8217;Ai: impatto in apparenza soltanto positivo. &#8220;L&#8217;intelligenza artificiale innanzitutto aumenta la produttività del lavoro, con un 5% in più nel valore aggiunto per addetto stimato per le imprese italiane che hanno utilizzato queste tecnologie, un 12% in più nel Mol per lavoratore. L&#8217;effetto immediato sulle imprese è un miglioramento della reditività e della capacità di autofinanziamento e quindi potenzialmente anche della capacità di effettuare ulteriori investimenti&#8221;. In più, ha evidenziato Albanese, &#8220;chi ha adottato l&#8217;intelligenza artificiale non ha ridotto l&#8217;occupazione complessiva, semmai è cambiata la composizione: sono aumentati i lavoratori più qualificati, e si sono ridotti i blue collar impegnati in attività più operative&#8221;.</p>
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        <title>Il piano di rilancio di Gucci&#58; nessun licenziamento&#44; ma la filiera dovr&#224; compattarsi</title>
        <link>https://www.t24economia.it/art/il-piano-di-ristrutturazione-di-gucci-nessun-licenziamento-ma-la-filiera-dovra-compattarsi</link>
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        <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 18:17:02 GMT</pubDate>
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        <![CDATA[
<p>La domanda che tutti si fanno, in Toscana, è se il gruppo francese della moda Kering, che qui conta più di 5.600 dipendenti diretti tra uffici, fabbriche e negozi Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga e AlexanderMcQueen (su un totale di 13.800 in Italia), potrà recuperare i <strong>livelli produttivi pre-crisi</strong>, quelli che hanno permesso a centinaia di aziende terziste &#8211; soprattutto pelletterie dell&#8217;area Scandicci-Valdisieve &#8211; di crescere e assumere e che, essendosi <strong>fortemente ridimensionati negli ultimi tre anni</strong>, ora stanno mettendo in ginocchio molte di esse. Il motore di questo indotto è sempre stato Gucci, che in Toscana conta centinaia e centinaia di fornitori.</p>



<h2>Da 10 miliardi a 6 miliardi di ricavi in tre anni</h2>



<p>Nel 2022, anno di massima espansione del gruppo francese, Gucci ha superato i 10 miliardi di euro di fatturato (10,5 miliardi) e contribuito per il 50% alle vendite di Kering (20,4 miliardi). Nel 2025, anno di massima crisi del gruppo francese, Gucci ha realizzato 5,99 miliardi di ricavi, rappresentando il 41% di quelli del gruppo (14,6 miliardi). Nel primo trimestre 2026 il marchio, fondato a Firenze nel 1921 da Guccio Gucci come bottega di pelletteria e articoli da viaggio, <a href="https://www.t24economia.it/art/gucci-soffre-ancora-nel-primo-trimestre-14-i-ricavi-e-svela-il-piano-di-riorganizzazione">ha perso un ulteriore 14%</a>. </p>



<h2>Il piano di sviluppo fa perno ancora su Gucci</h2>



<p>Dunque, cosa succederà dopo l&#8217;annuncio del piano di riorganizzazione (anzi, di riconquista, visto che è stato chiamato &#8216;ReconKering&#8217;) che guarda al 2030, fatto il 16 aprile alla Stazione Leopolda di Firenze dal ceo Luca de Meo, che &#8211; secondo quanto dichiarato &#8211; farà perno ancora su Gucci? La filiera produttiva è rimasta un po&#8217; sullo sfondo nel discorso-fiume di tre ore che il manager ha tenuto di fronte ad analisti finanziari e stampa, e che si è concentrato molto sul recupero dei margini (11,1% nel 2025), sul retail (chiusura di 100 negozi dei vari marchi nel 2026 nel mondo, dimagrimento degli outlet), sul magazzino da tagliare, sull&#8217;offerta di prodotto da ridurre per tutti i brand, ma in particolare per Gucci (-20% di stock keeping unit). &#8220;Bisogna produrre meno ma meglio&#8221;, ha detto de Meo, che punta a rafforzare il segmento della pelletteria &#8216;Icon&#8217; (dal 10 al 20%). Ma la frase che più interessa la Toscana è: <strong>“Dobbiamo rivedere l’intera struttura produttiva, semplificando il numero di prodotti”.</strong> Nessun allarme per i dipendenti interni: de Meo ha escluso riduzioni di personale.</p>



<h2>La filiera produttiva di Kering è formata da 4.200 fornitori</h2>



<p>Rivedere la struttura produttiva significa soprattutto mettere mano alla <strong>riorganizzazione della filiera Kering</strong>, oggi formata &#8211; a livello italiano &#8211; da 4.200 fornitori con il 25% di questi (un migliaio) che realizza il 98% della produzione, ha precisato il manager. Nessun concorrente di Kering ha una filiera produttiva così polverizzata, e ora la convinzione è di non poter andare avanti con questa frammentazione in un <strong>mercato in cui trasparenza e compliance hanno assunto un peso sempre più importante</strong>. </p>



<h2>Le inchieste della Procura di Milano hanno acceso un faro sulla filiera</h2>



<p>Oltre al fatto che le inchieste della Procura di Milano sullo sfruttamento di subfornitori cinesi lungo la filiera &#8211; che fino a oggi hanno coinvolto marchi del lusso come Armani, Loro Piana, Dior, Valentino, Tod&#8217;s &#8211; hanno acceso un faro sulla catena produttiva e cambiato l&#8217;approccio dei grandi marchi. Con una polverizzazione di questo genere è difficile fare controlli &#8211; è il ragionamento &#8211; non si può correre il rischio di avere anelli &#8216;deboli&#8217; che rovinano l&#8217;immagine, è necessario investire sui fornitori più strutturati e più organizzati. Tradotto significa un cambio di passo e di network, anche (e soprattutto) per Scandicci: le piccole aziende da 5-6 o anche 10 addetti rischiano di essere sempre più marginali, aggregazioni e unioni stanno diventando strategiche. </p>



<h2>Nasce l&#8217;Hub Industria a servizio di tutti i marchi di Kering</h2>



<p>Va in questo senso la <strong>riorganizzazione annunciata da Kering intorno a cinque hub, tra cui l&#8217;Hub</strong> <strong>Industria</strong> che include una joint venture col<a href="https://www.t24economia.it/art/holding-moda-apre-a-parigi-e-raddoppia-lo-stabilimento-alexco-di-vinci"> gruppo HModa</a>, il polo di terzisti che fa capo a Claudio Rovere e che comprende 19 produttori italiani di borse, scarpe, abiti e accessori per i grandi marchi del lusso (lo stesso gruppo ha creato una scuola per insegnare i mestieri artigiani che collaborerà con l&#8217;<a href="https://www.t24economia.it/art/kering-presenta-a-firenze-la-sua-nuova-accademia-con-la-sede-a-milano">Accademia per le Eccellenze </a>appena varata da Kering). Appartengono a HModa (300 milioni di fatturato 2025 e 1.500 dipendenti) <a href="https://www.t24economia.it/art/holding-moda-apre-uno-stabilimento-in-francia-per-avvicinarsi-ai-clienti-del-lusso">una decina di aziende toscane</a>, dalla pelletteria Gab di Campi Bisenzio (Firenze) al tessile-abbigliamento Beste di Prato; dalle lavorazioni in jersey Uno Maglia di Montevarchi (Arezzo) all&#8217;abbigliamento in pelle Alex&amp;Co di Vinci (Firenze); dall&#8217;abbigliamento donna Albachiara sempre di Montevarchi alla stampa su pelle e tessuti Seriscreen di Rignano sull&#8217;Arno (Firenze); dalla pelletteria Taglionetto di Calenzano (Firenze) al lanificio Arca di Prato; fino alla piccola pelletteria Emmetierre di Scandicci e al Fustellificio Toscana di Figline e Incisa Valdarno. Nel percorso verso il &#8216;Next Luxury&#8217; evocato da Kering, fatto di nuove tecnologie, nuove aspettative dei clienti, nuovi mercati e nuove categorie, la struttura industriale ha un peso fondamentale. &#8220;Vogliamo essere un punto di riferimento nel processo di filiera trasparente&#8221;, afferma il gruppo.</p>



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        <title>Banca Alta Toscana&#44; nel 2025 utile a 16 milioni e raccolta in crescita</title>
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        <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 17:10:18 GMT</pubDate>
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<p>Il 2025 si conferma un anno positivo per <strong>Banca Alta Toscana</strong>, che chiude il bilancio con <strong>un utile netto di 16 milioni di euro</strong>, consolidando un percorso di crescita che negli ultimi quattro anni ha generato complessivamente oltre 65 milioni di utili. Un risultato che rafforza ulteriormente la solidità patrimoniale dell’istituto, oggi attestata su 155 milioni di euro.</p>



<p>La banca di credito cooperativo, con <strong>oltre 11mila soci e più di 50mila clienti</strong>, ha continuato a svolgere un ruolo centrale nel sostegno all’economia locale, erogando nel corso dell’anno nuovo credito per oltre 195 milioni di euro a famiglie e imprese del territorio.</p>



<h2>La raccolta sale del 3,9 per cento</h2>



<p>Sul fronte della raccolta, <strong>il dato complessivo supera i 2 miliardi di euro, in crescita del 3,9% rispetto al 2024</strong>, mentre gli impieghi lordi alla clientela si attestano a 895,1 milioni (+1,53%). Un andamento che risente del contesto economico generale e delle operazioni di cessione di crediti deteriorati effettuate nel corso dell’anno. Resta comunque contenuto il livello dei crediti deteriorati, con un tasso lordo al 2,02% e un indice Texas netto all’1,6%, tra i migliori del sistema bancario, accompagnati da un’elevata copertura pari all’86,76%.</p>



<p>La solidità dell’istituto è confermata anche dagli indici patrimoniali, ampiamente superiori ai requisiti di vigilanza: il CET1 Capital Ratio si attesta al 27,389% e il Total Capital Ratio al 27,949%.</p>



<h2>Banci: con gli utili il credito cooperativo è più forte</h2>



<p>«Fare utili per una banca di credito cooperativo significa aumentare sicurezza e capacità di sostenere il territorio», ha sottolineato il presidente <strong>Alberto Vasco Banci</strong>, ricordando anche l’impegno sociale dell’istituto che destina ogni anno circa 375mila euro a iniziative di beneficenza e mutualità.</p>



<p>Sulla stessa linea il direttore generale <strong>Tiziano Caporali</strong>, che ha evidenziato come il 2025 sia stato caratterizzato da un rafforzamento organizzativo e da investimenti in innovazione, mantenendo al tempo stesso un forte radicamento territoriale. In un contesto ancora segnato da incertezze internazionali, la banca punta a consolidare il proprio ruolo di riferimento per comunità e imprese, con una strategia che coniuga crescita, prudenza e attenzione al tessuto economico locale. (em)</p>
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        <title>ITS Prodigi cresce a Empoli&#58; nuovi laboratori hi-tech</title>
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        <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 12:35:59 GMT</pubDate>
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        <![CDATA[
<p>Più spazi, più tecnologia e una missione sempre più chiara: ridurre il gap tra formazione e lavoro nelle professioni digitali. Con l’inaugurazione della nuova sede a Empoli (Firenze), l’ITS Academy Prodigi cresce, consolidando il proprio ruolo nel sistema della formazione terziaria professionalizzante.</p>



<p>La nuova struttura, situata nel polo tecnologico cittadino a pochi metri dalla precedente, raddoppia di fatto la capacità formativa: dalle due aule originarie si passa a quattro, grazie a un investimento sostenuto da risorse del PNRR e da bandi della Regione Toscana.</p>



<h2>Laboratori immersivi e competenze avanzate</h2>



<p>Il cuore della nuova sede è rappresentato da due laboratori ad alto contenuto tecnologico. Da un lato l’“Aula Cupertino”, spazio certificato per la formazione su tecnologie Apple; dall’altro la “Experience Prodigi”, ambiente immersivo dove gli studenti possono sperimentare realtà virtuale, stampa 3D e dispositivi in grado di simulare il tatto.</p>



<p>Un investimento che riflette una precisa direzione industriale: formare profili pronti a operare in ambiti come sviluppo software, modellazione 3D, cybersecurity e intelligenza artificiale.</p>



<p>“I nuovi spazi che abbiamo inaugurato con i due laboratori sperimentali, sono luoghi in cui idee, competenze e innovazione si incontrano. Aule in cui i nostri studenti potranno sperimentare, sbagliare, crescere e trasformare il sapere in saper fare – spiega <strong>Paola Castellacci</strong>&nbsp;presidente della ITS Academy Prodigi -. Come ITS, abbiamo la responsabilità di costruire un ponte solido tra il mondo della formazione e quello del lavoro. Questa nuova sede rafforza proprio questa missione: creare opportunità concrete, valorizzare il talento e rispondere ai bisogni delle imprese”.</p>



<h2>Un asset per il territorio manifatturiero</h2>



<p>L’iniziativa si inserisce in un contesto produttivo – quello dell’Empolese Valdelsa – caratterizzato da una forte vocazione manifatturiera e da una crescente domanda di competenze tecniche avanzate.</p>



<p>Per <strong>Barbara Antonini</strong>, coordinatrice del presidio territoriale empolese Valdelsa di Confindustria Toscana Centro e Costa, è &#8220;un investimento concreto nel futuro del nostro territorio. L’empolese Valdelsa esprime una forte identità manifatturiera, fatta di competenze, saper fare e innovazione. E allo stesso tempo, le imprese vivono una sfida chiara: formare e attrarre giovani preparati, con competenze tecniche aggiornate e immediatamente spendibili. E gli ITS, con il loro approccio pratico e orientato all’innovazione, rappresentano il luogo ideale per sviluppare queste competenze”.</p>



<p>Anche il sindaco di Empoli <strong>Alessio Mantellassi</strong> ha sottolineato il valore strategico dell’investimento: mantenere un centro di alta formazione all’interno del polo produttivo significa rafforzare le opportunità occupazionali locali e sostenere la competitività del territorio.</p>



<h2>ITS e politica industriale: il nodo delle competenze digitali</h2>



<p>L’inaugurazione dei nuovi laboratori è avvenuta nell’ambito delle iniziative del Ministero delle Imprese e del Made in Italy dedicate alle Giornate del Made in Italy, con un richiamo simbolico alla figura di Leonardo da Vinci. Un segnale chiaro: l’innovazione passa sempre più dalla qualità del capitale umano.</p>



<p>&#8220;Come sistema ITS, e in particolare nella filiera ICT, lavoriamo da sempre per formare figure altamente specializzate nel gaming, nella modellazione 3D, nella Cybersicurezza, nell’Intelligenza Artificiale, nello sviluppo di ambienti virtuali e nel metaverso. Sono competenze oggi sempre più richieste dalle imprese, non solo nei settori creativi e digitali, ma anche nell’industria, nella progettazione, nella comunicazione e nei servizi avanzati &#8211; spiega <strong>Guido Torrielli</strong>, presidente dell’associazione nazionale degli ITS -. In un Paese in cui il livello delle competenze digitali di base è ancora inferiore alla media europea, è fondamentale investire con decisione su questi nuovi modelli formativi&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Le figure formate – dal gaming alla cybersicurezza, fino al metaverso – non riguardano più solo i settori creativi, ma attraversano industria, servizi e progettazione avanzata.</p>



<h2>I numeri: alta occupabilità, ma ancora poche donne</h2>



<p>Nato nel 2022, ITS Prodigi, <a href="https://www.t24economia.it/art/formazione-lits-prodigi-amplia-lofferta-al-via-corso-per-edge-developer">in 4 anni di attività ha formato 517 studenti</a> &#8211; con un&#8217;età media di 21,6 anni -; oltre 900 candidature ricevute; e un tasso di occupabilità che sfiora il 90%.</p>



<p>A dimostrazione che le professioni STEM sono ancora scelta prevalentemente maschile a fronte dei 517 studenti formati; 455 sono maschi e solo 62 femmine. Fa parte del circuito nazionale degli ITS. E l&#8217;Academy è nei territori di Empoli, Pisa, Lucca, Arezzo e Prato. (red)</p>
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      <item>
        <title>VoipVoice festeggia i 20 anni con una crescita del fatturato&#58; oltre 16 milioni nel 2025</title>
        <link>https://www.t24economia.it/art/voipvoice-festeggia-i-20-anni-con-una-crescita-del-fatturato-oltre-16-milioni-nel-2025</link>
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        <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 11:55:23 GMT</pubDate>
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<p>Vent’anni di attività e uno sguardo sempre più orientato al futuro digitale. <strong>VoipVoice</strong>, con sede a Montelupo Fiorentino, celebra il proprio anniversario accompagnandolo con un restyling strategico e un riposizionamento sul mercato che segna una nuova fase di sviluppo per la società.</p>



<p>Fondata nel 2006, l’azienda è stata tra le prime in Italia a puntare sulle tecnologie VoIP per il mondo business, evolvendosi nel tempo in un partner tecnologico completo capace di integrare connettività, servizi cloud e soluzioni basate sull’intelligenza artificiale. Un percorso che riflette anche la trasformazione digitale del tessuto imprenditoriale toscano e nazionale.</p>



<p>“Questo traguardo rappresenta per noi un momento di riflessione e una spinta verso il futuro”, ha dichiarato il managing director <strong>Simone Terreni</strong>, sottolineando come il nuovo brand sintetizzi l’evoluzione dell’azienda verso un modello sempre più orientato all’innovazione e alla centralità del cliente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="523" src="https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/16220457/Terreni_Nannotti-1024x523.png" alt="" class="wp-image-43095" srcset="https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/16220457/Terreni_Nannotti-1024x523.png 1024w, https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/16220457/Terreni_Nannotti-300x153.png 300w, https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/16220457/Terreni_Nannotti-768x392.png 768w, https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/16220457/Terreni_Nannotti-1536x784.png 1536w, https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/16220457/Terreni_Nannotti-2048x1046.png 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><sup>Simone Terreni, managing director, e Gabriele Nannotti, fondatore di VoipVoice</sup></figcaption></figure>



<h2>Quindicimila clienti e 40 addetti</h2>



<p>I numeri confermano la solidità della crescita: VoipVoice conta oggi oltre <strong>15mila clienti</strong> e una rete di circa 600 rivenditori, con un fatturato che nel 2025 ha raggiunto i <strong>16,4 milioni di euro</strong>. Negli ultimi cinque anni la crescita media annua è stata del 22%, mentre le previsioni indicano un ulteriore sviluppo fino a quota 20 milioni nel giro di due anni. L’azienda, che impiega circa <strong>40 addett</strong>i, rappresenta una delle realtà più dinamiche nel panorama italiano della connettività.</p>



<p>Il restyling del marchio non è solo estetico, ma accompagna l’introduzione di nuovi servizi, a partire dall’integrazione tra rete fissa e mobile e dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale per migliorare prestazioni e affidabilità delle infrastrutture digitali.</p>



<p>“In un contesto in cui la connettività è un fattore chiave di competitività, garantire accesso alla rete significa creare opportunità di sviluppo per imprese e territori”, ha evidenziato il fondatore <strong>Gabriele Nannotti.</strong> (em)</p>



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        <title>Metinvest Adria corregge il progetto dell&#8217;acciaieria green a Piombino</title>
        <link>https://www.t24economia.it/art/metinvest-adria-corregge-il-progetto-dellacciaieria-green-a-piombino</link>
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        <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 09:52:58 GMT</pubDate>
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        <![CDATA[
<p>In attesa di sviluppi sui dossier Jsw &#8211; <a href="https://www.t24economia.it/art/intesa-sulla-banchina-piu-vicino-laccordo-di-programma-per-jsw-a-piombino" target="_blank" rel="noreferrer noopener">con l&#8217;attesa per l&#8217;accordo di programma</a> &#8211; e Magona &#8211; dopo il nuovo rinvio al 21 aprile del <a href="https://www.t24economia.it/art/trasteel-prende-in-affitto-il-ramo-dazienda-di-liberty-magona-in-attesa-di-acquisirla" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tavolo per il passaggio di proprietà</a> &#8211; Metinvest Adria ripresenta la domanda di screening per la Via sul progetto di acciaieria green a Piombino, riaprendo un passaggio decisivo per uno dei dossier industriali più rilevanti in Toscana. &#8220;Questa decisione &#8211; afferma la società &#8211; comporta un&#8217;integrazione e un&#8217;aggiornamento della documentazione tecnica al fine di recepire le osservazioni rilevate nel confronto con la Regione e con le associazioni ambientaliste&#8221;.</p>



<p>Nel nuovo impianto progettuale di Metinvest Adria compare l’esclusione di un’area di circa 9 ettari oggi classificata come zona umida, inizialmente compresa nel perimetro dell’intervento a Piombino. L’obiettivo dichiarato è recepire le osservazioni emerse nel primo esame e ridurre i tempi dell’iter autorizzativo, in un contesto che pesa non solo sul futuro produttivo di Piombino ma anche sulle ricadute occupazionali, sull’indotto e sulla filiera siderurgica toscana.</p>



<p>&#8220;Metinvest Adria conferma la volontà di proseguire il percorso autorizzativo in modo responsabile &#8211; afferma ancora la società -, anche attraverso un rafforzamento del dialogo con le istituzioni e le comunità locali e l’adozione di soluzioni progettuali coerenti con le esigenze di sviluppo sostenibile&#8221;. (lt)</p>
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        <title>ArteOlio&#44; 3 milioni di aumento di capitale e altri 110 ettari di olivicoltura intensiva</title>
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        <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 00:08:04 GMT</pubDate>
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        <![CDATA[
<p>L’olivicoltura italiana rischia di morire di tradizione. È questa la diagnosi, cruda, da cui è partita l’avventura di <strong>ArteOlio </strong>nel 2019. Mentre il paesaggio toscano si punteggiava di oliveti abbandonati e la frammentazione polverizzava i margini, un gruppo di professionisti abituati a guardare i mercati attraverso la lente dei numeri ha deciso di invertire la rotta puntando sulla Maremma: qui l’olivicoltura, intensiva ma sostenibile, poteva rappresentare una sfida vincente. <strong>L&#8217;aumento di capitale da 3 milioni di euro</strong>, che porta la dote finanziaria complessiva a 45 milioni di euro, non è solo una notizia di cronaca societaria, ma il consolidamento di un modello industriale che punta a trasformare l’agricoltura in un’industria ad alta precisione. <strong>Con gli ultimi 110 ettari appena acquisiti, la società tocca quota 800 ettari </strong>distribuiti tra Roccastrada, Grosseto, Gavorrano e Piombino, diventando l’azienda più grande del settore<strong> </strong>in Italia.</p>



<h2>Dalla consulenza alla terra: la genesi di un’impresa innovativa</h2>



<p>L’idea non nasce tra i filari, ma nelle stanze della consulenza strategica. <strong>Riccardo Schiatti</strong> (con 20 anni di esperienza nel mondo dell’agricoltura) e <strong>Augusto Lippi</strong>, entrambi con un solido background in McKinsey, hanno individuato nell’olio extravergine d’oliva un asset sottovalutato e gestito con modalità anacronistiche. La sfida iniziale è stata importante: convincere gli investitori istituzionali e un pool di banche — tra cui giganti come <strong>Intesa Sanpaolo e Banco BPM</strong>, ma anche realtà locali come <strong>Banca Tema </strong>— che un progetto agricolo intensivo potesse avere un ritorno economico prevedibile. Il segreto è stato presentare non un campo di ulivi, ma <strong>una fabbrica a cielo aperto</strong> dove ogni variabile è controllata. ArteOlio è oggi un’azienda innovativa che ha saputo attrarre 18 milioni di investimenti, dimostrando che quando il business plan è solido, anche il settore primario può parlare la lingua del private equity.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/14135544/arte-olio-2.jpg" alt="" class="wp-image-42955" width="836" height="627" srcset="https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/14135544/arte-olio-2.jpg 640w, https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/14135544/arte-olio-2-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 836px) 100vw, 836px" /><figcaption><sup>Un&#8217;oliveta intensiva nella proprietà di ArteOlio in Maremma</sup></figcaption></figure>



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<h2>Maremma, la scelta tattica di un territorio premiante</h2>



<p>L’amministratore delegato, sette anni dopo, sorride nel ricordare come la selezione della location non sia stata dettata dal romanticismo ispirato dalla pur meravigliosa Maremma, ma da un’analisi rigorosa dei fattori produttivi. «La decisione si è basata su tre pilastri – racconta Schiatti – la disponibilità idrica, la qualità pedologica dei terreni e la facilità di fare business in un contesto sociale ricettivo. Ora siamo a 800 ettari. Questa scala non è solo un record dimensionale per l’Italia, ma <strong>la soglia critica necessaria per raggiungere l’efficienza produttiva e servire clienti internazionali</strong> che richiedono volumi costanti e standard qualitativi certificati».</p>



<h2>Oltre il pregiudizio: l’intensivo nuova frontiera della sostenibilità</h2>



<p>C’è un paradosso terminologico che l’amministratore di ArteOlio ci tiene a smontare: l’olivicoltura moderna, spesso etichettata come «superintensiva», è in realtà sostenibile almeno quanto quella tradizionale, secondo l’ad. «Se un oliveto abbandonato è un fallimento paesaggistico ed economico – spiega – l’impianto di ArteOlio è un ecosistema monitorato. La gestione del suolo e della biodiversità maremmana avviene attraverso una meccanizzazione spinta che riduce gli sprechi. Non si tratta di sfruttare la terra, ma di ottimizzarla, garantendo che l’attività agricola non sia un peso per l’ambiente ma una risorsa rigenerativa che produce valore e occupazione per le 20 persone attualmente impiegate».</p>



<h2>La gestione dell’acqua: efficienza idrica contro lo stress climatico</h2>



<p>In un’epoca di siccità cronica, l’irrigazione non è un optional ma una garanzia di resilienza. «ArteOlio – illustra l’amministratore delegato – utilizza <strong>sistemi a goccia controllati da centraline digitali che eliminano ogni spreco</strong>. Il dato economico è sorprendente: <strong>il consumo è inferiore ai 900 metri cubi per ettaro</strong>. E, monitorando costantemente le falde, l’azienda ha rilevato una stabilità dei livelli idrici anche nelle estati più torride. L’acqua viene portata esattamente dove serve, alle radici della pianta, mentre il resto del campo rimane inerbito, proteggendo il suolo dall’erosione e mantenendo un microclima favorevole alla biodiversità».</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/16223343/arte-olio-3-2.png" alt="" class="wp-image-43101" width="841" height="1121" srcset="https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/16223343/arte-olio-3-2.png 480w, https://s3-t24.s3.eu-central-1.amazonaws.com/wp-content/uploads/2026/04/16223343/arte-olio-3-2-225x300.png 225w" sizes="(max-width: 841px) 100vw, 841px" /><figcaption><sup>La sede di ArteOlio a Roccastrada in provincia di Grosseto</sup></figcaption></figure>



<h2>La tecnologia in frantoio: la rivoluzione della qualità organolettica</h2>



<p>Uno dei miti che ArteOlio sta scardinando è quello del «metodo classico» come sinonimo di qualità. La realtà industriale dice il contrario. «La qualità è figlia della tecnologia – assicura Schiatti – Grazie a un frantoio di ultima generazione e a una logistica integrata, le olive vengono frante entro pochissime ore dalla raccolta, <strong>l’azienda è riuscita a farlo in appena un’ora</strong>. Questo processo ultra-rapido impedisce l’ossidazione del frutto e preserva i polifenoli. La digitalizzazione permette di controllare ogni parametro estrattivo in modo automatico, eliminando l’errore umano e garantendo un prodotto che non ha eguali in termini di costanza qualitativa rispetto alle produzioni frammentate dei piccoli frantoi tradizionali».</p>



<h2>La filiera cortissima come vantaggio competitivo globale</h2>



<p>Controllare tutto, dalla preparazione del terreno fino alla piantumazione degli olivi e all’imbottigliamento, è una scelta di integrazione verticale che garantisce un vantaggio competitivo rispetto ai grandi imbottigliatori. «Vogliamo posizionarci nella fascia alta del mercato internazionale, puntando a mercati come gli Stati Uniti, il Medio e l’Estremo Oriente. In questi contesti, il brand Made in Tuscany, oltre al Made in Italy, agisce come un moltiplicatore di valore». E la crisi internazionale? «Pesa sul costo del gasolio – prosegue il cofondatore – sui fertilizzanti fortunatamente siamo stati previdenti e almeno per quest’anno siamo coperti. E sui mercati dobbiamo aspettare: certo il Medio Oriente in questo momento è difficile anche solo da raggiungere».</p>



<h2>Il ruolo di Verteq Capital e la mentalità manageriale</h2>



<p>La presenza di <strong>Verteq Capital</strong> nel capitale sociale ha impresso ad ArteOlio un dna gestionale. <strong>Valerio Boccardi</strong>, fondatore di Verteq e vicepresidente della società, condivide con Schiatti la stessa matrice McKinsey. Questa sintonia permette di mantenere un’attenzione costante sull’efficienza operativa. «ArteOlio – precisa l’ad – non viene gestita come un fondo di investimento, ma come il risultato di una visione condivisa da circa sessanta investitori privati, tutti italiani, che hanno scommesso su un progetto industriale di lungo periodo, dove la terra incontra la finanza strutturata. Certo, la gestione è importante, perché se l’azienda non funziona prima o poi muore. Di morte naturale o economica».</p>



<h2>Orizzonti futuri: diversificazione e consolidamento</h2>



<p>Con <strong>1,2 milioni di piante e una produzione a regime che supererà il milione di litri</strong>, ArteOlio non ha intenzione di fermarsi. «Alla quotazione in Borsa non abbiamo pensato – confessa l’amministratore – ma ulteriori ampliamenti e la diversificazione sono opzioni concrete. L’azienda sta esplorando settori complementari come la cosmetica di alta gamma derivata dall’olio, purché l’estensione del brand mantenga intatta l’identità agricola. La sfida per i primi anni sarà consolidare la rete commerciale in un contesto internazionale complesso».</p>
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        <title>Sciopero nazionale dei giornalisti il 16 aprile per il rinnovo del contratto</title>
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        <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 06:34:53 GMT</pubDate>
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<p>La Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) ha diffuso un comunicato sindacale in previsione dello sciopero dei giornalisti, proclamato per giovedì 16 aprile 2026, per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro giornalistico Fnsi-Fieg scaduto nel 2016. Si asterranno dal lavoro i giornalisti di quotidiani, periodici, agenzie di stampa, testate online, radio e televisioni. Iniziative di protesta sono indette in varie città d’Italia. Il sito di T24 non verrà aggiornato per l’intera giornata del 16 aprile.</p>



<h2>Il comunicato sindacale della Fnsi</h2>



<p>Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, oggi, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile.<br>Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top.<br>E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà.<br>Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario.<br>Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali.<br>Per la Federazione nazionale della Stampa italiana dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni. La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini.<br>Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori?</p>
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        <title>Regione&#44; arriva il bando-tipo elaborato con l&#8217;AI</title>
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        <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 01:15:21 GMT</pubDate>
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<p>Dopo una fase di prova, sperimentazione e correzione, la Regione Toscana è pronta ad utilizzare un <strong>bando-tipo messo a punto attraverso l&#8217;utilizzo della piattaforma di intelligenza artificiale Open Ai</strong>. Lo ha annunciato l&#8217;assessore alle Attività produttive, Leonardo Marras, al convegno su &#8220;Artigianalità in Italia 2026”, organizzato al Palazzo degli Affari di Firenze dal Gruppo Sole 24 Ore in collaborazione con Firenze Fiera, in occasione della Giornata del Made in Italy. </p>



<h2>Attesa la prova &#8216;sul campo&#8217;</h2>



<p>Il bando-tipo, che sarà utilizzato per la prima volta nel mese di luglio per assegnare incentivi, è &#8220;più leggibile, più semplice, più misurato&#8221; &#8211; ha detto Marras &#8211; e &#8220;oltre a semplificare il testo, accelera la procedura, ad esempio evitando di richiedere dati che la Regione possiede già&#8221;. Ora dovrà essere provato &#8220;sul campo&#8221;, per vedere se davvero rende la vita più facile ai partecipanti. </p>



<h2>Come rendere più attrattivo l&#8217;artigianato per i giovani</h2>



<p>Il convegno sull&#8217;artigianato si è concentrato sul modo di rendere più attrattivo per i giovani un settore che spesso è percepito come &#8220;vecchio&#8221; e poco tecnologico, così da tramandare la manualità che oggi si rischia spesso di perdere. Le speranze sono riposte nella nuova legge sulle Pmi (che prevede la &#8220;staffetta generazionale&#8221;: un lavoratore vicino alla pensione trasforma il suo contratto in part time incentivato, e contestualmente l&#8217;azienda assume un giovane under 34); nella legge-delega sull&#8217;artigianato; nella reintroduzione delle attività manuali nei programmi scolastici; in una nuova narrazione del lavoro artigiano, che si sta modernizzando attraverso la contaminazione con le nuove tecnologie. </p>



<h2>La Mostra dell&#8217;Artigianato dal 25 aprile</h2>



<p>“L’artigianato non è uno slogan e non è un hobby”, ha sottolineato il presidente di Firenze Fiera, Lorenzo Becattini, che si prepara a inaugurare, il 25 aprile, la 90esima edizione della Mostra dell&#8217;Artigianato alla Fortezza da Basso. &#8220;Il sistema artigiano ha bisogno di una trasmissione di saperi &#8211; ha detto &#8211; che è anche una risposta all&#8217;intelligenza artificiale, che non può sostituire alcune professionalità&#8221;.  </p>



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        <title>Pitti Immagine&#44; De Matteis confermato presidente</title>
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        <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 00:35:18 GMT</pubDate>
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<p>Antonio De Matteis, amministratore delegato del gruppo napoletano di moda Kiton, è stato confermato presidente, per il mandato 2026-2028, di Pitti Immagine, la società fiorentina che organizza le fiere della moda (Pitti Uomo, Pitti Filati, Pitti Bimbo), delle fragranze (Pitti Fragranze), del food (Taste), dell&#8217;editoria (Testo) e della danza (Danzainfiera), con un fatturato 2024 di 25,1 milioni di euro e 387mila euro di utile. Pitti Immagine è controllato dal Centro di Firenze per la Moda italiana (Cfmi), formato dalle istituzioni locali e dalle categorie economiche e guidato da Antonella Mansi.</p>



<h2>Il nuovo cda della società fieristica</h2>



<p>La stessa Mansi è stata confermata vicepresidente di Pitti Immagine dall&#8217;assemblea dei soci. Confermati nel consiglio di amministrazione anche Giovanni Basagni, Stefano Borsini, Ercole Botto Poala, Marco Landi, Niccolò Moschini, Raffaello Napoleone, Lorenzo Nencini e Marco Palmieri, mentre nuovi consiglieri (dopo l&#8217;aumento deciso dall&#8217;assemblea straordinaria) sono Ivano Cauli, direttore generale Pitti Immagine; Paolo Carrai, ad dell&#8217;azienda La Via del Tè; Laura Tonatto, dell&#8217;omonimo brand di profumi. Esce Niccolò Ricci, nominato presidente della scuola di moda Polimoda. L&#8217;ingresso di Carrai e Tonatto si spiega con la diversificazione delle attività fieristiche di Pitti Immagine oltre la moda, e dunque con la volontà di introdurre nella governance imprenditori del food e delle fragranze.</p>



<h2>Momento critico per l&#8217;economia globale</h2>



<p>“Il rinnovo del consiglio di amministrazione di Pitti Immagine esprime un passaggio fondamentale nel percorso di riorganizzazione e innovazione – afferma Mansi -. Pitti Immagine rappresenta una risorsa fondamentale per il territorio e per i settori produttivi, ed è per questo che la stella polare dei prossimi anni sarà ancora il rafforzamento della capacità di rinnovarsi e sostenere con grande efficacia la promozione delle nostre aziende sui mercati internazionali, in un momento estremamente critico per l’economia globale”. </p>



<h2>Nei prossimi tre anni focus sul controllo dei costi e sulla ricerca di esperti in nuove tecnologie</h2>



<p>Le linee di indirizzo indicate da Cfmi a Pitti Immagine per il prossimo triennio sono: controllo dei costi, ricerca di figure esperte in nuove tecnologie, ampliamento delle fiere. Il cda di Cfmi e l&#8217;assemblea di Pitti Immagine si sono svolte al Museo del Tessuto di Prato e sono state l&#8217;occasione per visitare la mostra su Alaia e Balenciaga.</p>
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        <title>Kering presenta a Firenze la sua nuova Accademia &#40;con la sede a Milano&#41;</title>
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        <pubDate>Wed, 15 Apr 2026 22:45:26 GMT</pubDate>
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<p>Un nuovo centro dedicato alla formazione per l&#8217;artigianato di lusso e per l&#8217;eccellenza italiana, pensato per sviluppare talenti ad alto potenziale: è Kering Accademia per le Eccellenze, il progetto presentato a Firenze dall&#8217;amministratore delegato di Kering Luca de Meo e dal ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, alla vigilia del Capital Markets Day in programma nel capoluogo toscano. Con sede a Milano, l&#8217;Accademia punta a raggruppare i poli formativi già esistenti all&#8217;interno delle maison del gruppo Kering come Bottega Veneta, Brioni, Gucci e Pomellato, affiancando a questo nucleo scuole e partner d&#8217;eccellenza.</p>



<p>Gli studenti, nelle intenzioni dei promotori dell&#8217;iniziativa, avranno la possibilità di acquisire sia i fondamenti del lusso, attraverso quattro ambiti essenziali del programma &#8211; abbigliamento, sartoria maschile, pelletteria e gioielleria &#8211; sia le competenze emergenti destinate a ridefinire il settore negli anni a venire, tra cui la tecnologia, l&#8217;intelligenza artificiale e i nuovi materiali. L&#8217;Accademia offrirà percorsi di durata variabile, da un semestre fino a sette anni, alcuni dei quali porteranno al conseguimento di diplomi riconosciuti dalla normativa italiana. Aperta sia a talenti interni sia esterni, partirà con una prima coorte di 1.000 studenti, per poi crescere progressivamente fino ad accoglierne almeno 2.000 all&#8217;anno.</p>



<h2>&#8220;Entro il 2035 il lusso avrà bisogno di 75mila addetti&#8221;</h2>



<p>&#8220;Il settore del lusso avrà bisogno entro il 2035 di circa 75.000 professionisti qualificati distribuiti lungo tutta la filiera produttiva&#8221;, ha affermato de Meo, presentando il progetto dell&#8217;accademia di Kering all&#8217;archivio Gucci. &#8220;Intendiamo dare vita &#8211; ha aggiunto &#8211; a una piattaforma d&#8217;eccellenza pensata per coltivare il talento, rafforzare l&#8217;eccellenza e sostenere nel tempo l&#8217;evoluzione dei mestieri del lusso&#8221;. La nuova iniziativa di Kering sarà guidata da Sabina Belli, amministratrice delegata di Pomellato. De Meo apre alla possibilità di contributi pubblici per l&#8217;Accademia, sottolineando però che &#8220;noi siamo partiti senza contare sul supporto delle autorità: ma mi sembra che ci sia una certa apertura da parte delle autorità ad aiutarci. Noi non li vogliamo per noi, ma per i ragazzi e per chi nella filiera non si può permettere di fare queste iniziative&#8221;.</p>



<p>E&#8217; importante che questa accademia nasca qui &#8211; ha affermato Urso -, che l&#8217;abbia creata una grande holding internazionale nel campo della moda che è l&#8217;avanguardia del Made in Italy nel mondo&#8221;, per &#8220;mantenere quella filiera artigianale e industriale che è l&#8217;orgoglio e la forza del nostro Made in Italy&#8221;. Il ministro ha osservato che &#8220;noi siamo diventati la fabbrica del lusso del mondo e questa nostra peculiarità va mantenuta e preservata anche con iniziative così importanti, ed è bene che lo abbia fatto Kering, ad esempio, io mi auguro sia un modello per altri&#8221;.</p>



<h2>&#8220;Sappiamo cosa fare per far ripartire Kering&#8221;</h2>



<p>De Meo non si scompone di fronte al tonfo in Borsa di Kering, <a href="https://www.t24economia.it/art/gucci-soffre-ancora-nel-primo-trimestre-14-i-ricavi-e-svela-il-piano-di-riorganizzazione" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dopo una trimestrale considerata deludente:</a> &#8220;I mercati ovviamente hanno una prospettiva molto di breve termine &#8211; ha spiegato -: forse anche il fatto del passato, anche il fatto di voler cercare la crescita delle soluzioni delle scorciatoie di breve periodo ci ha portato a fare qualche errore dal punto di vista strategico, ma il lusso è nel lungo periodo e le cose fatte bene hanno bisogno di tempo. Noi sappiamo esattamente cosa dobbiamo fare&#8221;.</p>



<p>Come forse è naturale per un manager che ha costruito la sua carriera nel settore automobilistico &#8211; da Renault a Toyota, da Fiat a Volkswagen, prima dell&#8217;ultimo quinquennio sempre in Renault &#8211; de Meo si affida a una metafora a quattro ruote per raccontare il momento di Kering. &#8220;La macchina sta ripartendo, è chiaro che la corrente è contraria per tutti e diventa più faticoso&#8221;, ha osservato, sottolineando che &#8220;abbiamo fatto tante cose, abbiamo cambiato organizzazione, abbiamo portato delle persone differenti con un&#8217;altra estrazione dal punto di vista professionale che danno una visione un pochino più rotonda dei temi, avevamo il tema del debito di 5-6 mesi fa che abbiamo risolto&#8221;.</p>
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