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27 aprile 2026

Made in Italy alimentare, Coldiretti dà battaglia al Brennero (con 500 produttori dalla Toscana)

In 10mila per chiedere la riforma del codice doganale. La mobilitazione coinvolge anche le amministrazioni locali.

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“Senza materie prime italiane non è Made in Italy: è solo un inganno”: 500 agricoltori dalla Toscana, con centinaia di loro colleghi di tutta Italia, hanno partecipato al presidio del valico del Brennero organizzato da Coldiretti per denunciare gli effetti (definiti “distorsivi”) del principio dell’ultima trasformazione sostanziale, che consente a materie prime straniere di diventare italiane con semplici lavorazioni come panature e salature. L’associazione chiede, per questo motivo, di modificare il codice doganale e rendere obbligatoria l’indicazione dell’origine su tutti i prodotti alimentari, a tutela dei produttori italiani.

La norma attuale consente “una sottrazione in termini di valore ai nostri agricoltori, 20 miliardi che potrebbero entrare direttamente nelle tasche dei nostri agricoltori in questo momento particolarmente difficile, anche legato agli scontri bellici”, accusa il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini, secondo cui “i costi economici all’interno delle nostre imprese sono esplosi: più 200 euro ad ettaro rispetto a quello che avevamo in termini di costo lo scorso anno, ma soprattutto dei fertilizzanti che sono aumentati del 100% e il gasolio agricolo +70%. Anche i costi energetici aumentati in modo significativo ci stanno mettendo in grande difficoltà“. La Guardia di Finanza ha fermato e controllato al Brennero, sotto gli occhi dei manifestanti – diecimila, secondo Coldiretti -, numerosi camion e tir all’ingresso in Italia che trasportavano prodotti destinati a diventare ‘italiani’.

Per Coldiretti Toscana sono maturi i tempi per introdurre un’etichettatura europea obbligatoria sull’origine di tutti i prodotti alimentari commercializzati nell’Unione. “E’ una battaglia di verità e giustizia anche per i cittadini”, afferma la presidente regionale, Letizia Cesani. “La nostra mobilitazione – ha sottolineato – sta coinvolgendo anche le amministrazioni locali della regione, alle quali abbiamo chiesto sostegno. E’ già arrivato quello del Consiglio regionale, l’unico ad aver approvato all’unanimità, lo scorso 25 febbraio, una mozione sul tema in Italia, e molti altri Comuni stanno seguendo questa strada: auspichiamo che altri lo facciano nelle prossime sedute. Ci stiamo battendo per le nostre imprese, per tutti i cittadini e per il futuro dei territori rurali”. (lt)

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